Dover essere tirati per la giacchetta dall’Europa non è esattamente l’immagine più idilliaca che un Paese come l’Italia dovrebbe dare di se. Ma tant’è ci ritroviamo a vivere una situazione di stallo, dove in molti sbraitano e in pochi fanno. Ritengo che la mia sia una critica corroborata dai fatti. Non si può agire perché qualcuno ci dice di farlo, come scolaretti ripresi all’ennesima marachella, lo si deve fare per prevenire. Per evitare che il barcone sui quali noi tutti viaggiamo s’incagli con conseguenze facilmente immaginabili. Non è bello essere oggetto di sbeffeggi da parte di Francia e Germania. Non è bello ridursi all’ultimo per dimostrare all’Unione Europea che sebbene sinora si sia fatto ben poco, nell’arco di alcuni giorni tutto andrà posto. Ciò che sarebbe bello è un cambio di rotta, un cambio di mentalità che porti ad anteporre le problematiche comuni ai personalismi di chi ricopre posizione apicali. Perché s’è vero che la sovranità spetta al popolo è altresì vero che questa viene esercitata per il tramite di pochi intimi e finché questi non capiranno che aiutare la comunità significa aiutare anche se stessi rimarremo, appunto, in una posizione di stallo. Quantomeno fino a quando ciò sarà possibile. In questo senso il tempo è galantuomo.