E’ di oggi la notizia del decremento percentuale dei nuovi
iscritti all’università. La cosa francamente non mi stupisce. E’ inutile trascorrere
anni sui libri se poi non si trova sbocco nel mondo del lavoro. L’università
deve capire che gli insegnamenti ad litteram non servono più, bisogna dare un
taglio pratico alle lezioni, bisogna preparare i ragazzi ad affrontare il
domani con maggiore serietà e fornendo le carte giuste. Stesso discorso vale
per i licei. A cosa servono? Quali competenze garantiscono? Un recruiter può
essere interessato a materie come il latino o la filosofia? Mio malgrado debbo
riconoscere che lo studio va da una parte mentre l’imprenditoria da tutt’altra.
In Italia si cercano operai specializzati, competenze informatiche e conoscenze
linguistiche. Oggi ci ritroviamo con una generazione impreparata o meglio,
preparata in altri campi, campi che però non vengono richiesti dai datori di
lavoro. Senza contare che le policies aziendali impongono spesso di non
assumere laureati, i profili ricercati sono quelli di persone più “malleabili”.
A volte l’informazione e i titoli di studio sono sintomatici di un piantagrane
e a nessuno interessa un piantagrane. Gli incontri formativi organizzati dagli
enti territoriali e dalla pubblica amministrazione in generale hanno quasi
sempre come scopo quello di ottenere i fondi messi a disposizione dell’Unione
Europea. Sono meeting autoreferenziali che a nulla servono ai giovani, servono
a coloro che li organizzano per dimostrare all’UE con documentazione audiovisiva
che stanno facendo qualcosa per i soldi che hanno percepito. Occupazione,
istruzione, formazione sono termini abusati dalla retorica politica; la realtà
è che nulla stanno facendo in tal senso. E non saranno programmi come l’Erasmus,
il Leonardo o il Comenius a cambiare le cose. Riformiamo l’istruzione
garantendo uno spirito pragmatico, diamo agli studenti l’opportunità d’interfacciarsi
con il mondo del lavoro fornendo contatti, organizzando incontri partecipativi
e tirocini pratici. Creiamo un database con gli indirizzi e-mail e i recapiti telefonici dei principali
talent-scout europei. Utilizziamo le nuove tecnologie per abbattere i costi
pubblici della formazione scolastica e professionale e inseriamoci nel contesto
internazionale con il made in Italy. Aiutiamo l’impresa con sgravi fiscali e tamponiamo la fuga di cervelli all’estero. E’ possibile?
I contenuti di questo blog concernono fatti di cronaca, politica italiana e politica estera.
giovedì 31 gennaio 2013
domenica 13 gennaio 2013
Il confine tra giusto processo e giustizia sommaria
M’interrogo sul confine tra giusto processo e giustizia
sommaria. Se questo può risultare ben marcato nella mente di chi è estraneo
alla vicenda, così non è per chi è
coinvolto nelle emozioni. Sono assolutamente d’accordo nel respingere ogni forma
di violenza verso Caino ma il processo deve essere giusto non solo formalmente
ma anche nella sostanza. Deve essere garantita la certezza della pena! Non
possiamo caricare sulle spalle di chi soffre oltre al peso del danno pure quello della beffa. Mi chiedo
spesso come mi comporterei se fossi il padre di una ragazza vittima di
violenza, mi chiedo se sarei così razionale nell'analisi del fatto e mi chiedo
anche se non sarei preso da un attacco di collera tale da sfociare in gesti
inconsulti. Bergamo, New Delhi, l’Isola
del Giglio mi portano ad avere forti dubbi sulla comunità italiana e su quella
internazionale; soprattutto per l’incapacità di dare una risposta limpida a chi
viene colpito da una tragedia.
mercoledì 2 gennaio 2013
“1984” di Eric Arthur Blair alias George Orwell
Sicuramente uno dei migliori libri mai scritti. Pensare che
certe riflessioni sono state fatte nel 1948 rende questo capolavoro spettacolare
ed al contempo inquietante. Più che narrativa si tratta di saggistica, un’analisi
approfondita della società di ieri, di oggi e di domani. E’ la prova provata di
come la storia sia ciclica: indipendentemente dall’evoluzione tecnologica la
natura dell’uomo quella è e quella rimane. Orwell descrive un popolo ignorante,
governato da una minoranza e tenuto a stecchetto in ciò che conta. L’informazione
univoca è giostrata dal “Grande Fratello”, l’apice del Partito, colui che tutto
vede e tutto può. Può, ad esempio,
ridisegnare il passato e far credere alla moltitudine che le sue contraddizioni
non sono mai esistite. Può annichilire la mente dell’uomo, riscriverla come
fosse tabula rasa. Il dubbio è intelletto, l’intelletto è critica e devono
essere annientati prima che si diffondano come un’epidemia. A pensarci bene è quel
che è sempre accaduto. Basti pensare al totalitarismo del regime fascista
italiano, alla dittatura comunista russa e a quella che tuttora permane in
Cina. Oppure pensiamo al regime integralista afgano, a quello siriano e a
quello coreano. Anche oggi viviamo al tempo di Orwell, siamo nel 2013 ma
potrebbe essere benissimo il 1984, il 1789 o il 3040. La lotta per i diritti
umani è più viva che mai, la censura è all’ordine del giorno e il potere viene
concentrato nelle mani di pochi. E’ chiaro però che una visione di questo tipo
è accecata, almeno in questo Paese, dal benessere delle tavole imbandite e dal
consumismo imperante. Non è infatti un
caso che la crisi prima ancora che economia sia soprattutto umana, partorita
dalla carenza di valori e cresciuta all’ombra dell’individualismo. I Prolet
siamo noi, persone innocue che credono di essere libere ma che in realtà non lo
sono, tenerci sotto scacco è facile perché siamo arroccati su posizioni precostituite che
favoriscono l’immobilismo sociale. In conclusione annovero questo libro tra i
pochi capaci di risvegliare le coscienze. Tanto di cappello
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