giovedì 31 gennaio 2013

L'istruzione secondo me


E’ di oggi la notizia del decremento percentuale dei nuovi iscritti all’università. La cosa francamente non mi stupisce. E’ inutile trascorrere anni sui libri se poi non si trova sbocco nel mondo del lavoro. L’università deve capire che gli insegnamenti ad litteram non servono più, bisogna dare un taglio pratico alle lezioni, bisogna preparare i ragazzi ad affrontare il domani con maggiore serietà e fornendo le carte giuste. Stesso discorso vale per i licei. A cosa servono? Quali competenze garantiscono? Un recruiter può essere interessato a materie come il latino o la filosofia? Mio malgrado debbo riconoscere che lo studio va da una parte mentre l’imprenditoria da tutt’altra. In Italia si cercano operai specializzati, competenze informatiche e conoscenze linguistiche. Oggi ci ritroviamo con una generazione impreparata o meglio, preparata in altri campi, campi che però non vengono richiesti dai datori di lavoro. Senza contare che le policies aziendali impongono spesso di non assumere laureati, i profili ricercati sono quelli di persone più “malleabili”. A volte l’informazione e i titoli di studio sono sintomatici di un piantagrane e a nessuno interessa un piantagrane. Gli incontri formativi organizzati dagli enti territoriali e dalla pubblica amministrazione in generale hanno quasi sempre come scopo quello di ottenere i fondi messi a disposizione dell’Unione Europea. Sono meeting autoreferenziali che a nulla servono ai giovani, servono a coloro che li organizzano per dimostrare all’UE con documentazione audiovisiva che stanno facendo qualcosa per i soldi che hanno percepito. Occupazione, istruzione, formazione sono termini abusati dalla retorica politica; la realtà è che nulla stanno facendo in tal senso. E non saranno programmi come l’Erasmus, il Leonardo o il Comenius a cambiare le cose. Riformiamo l’istruzione garantendo uno spirito pragmatico, diamo agli studenti l’opportunità d’interfacciarsi con il mondo del lavoro fornendo contatti, organizzando incontri partecipativi e tirocini pratici. Creiamo un database con gli indirizzi e-mail e  i recapiti telefonici dei principali talent-scout europei. Utilizziamo le nuove tecnologie per abbattere i costi pubblici della formazione scolastica e professionale e inseriamoci nel contesto internazionale con il made in Italy. Aiutiamo l’impresa con sgravi fiscali  e tamponiamo la fuga di cervelli all’estero.  E’ possibile?


domenica 13 gennaio 2013

Il confine tra giusto processo e giustizia sommaria


M’interrogo sul confine tra giusto processo e giustizia sommaria. Se questo può risultare ben marcato nella mente di chi è estraneo alla vicenda,  così non è per chi è coinvolto nelle emozioni. Sono assolutamente d’accordo nel respingere ogni forma di violenza verso Caino ma il processo deve essere giusto non solo formalmente ma anche nella sostanza. Deve essere garantita la certezza della pena! Non possiamo caricare sulle spalle di chi soffre oltre al peso  del danno pure quello della beffa. Mi chiedo spesso come mi comporterei se fossi il padre di una ragazza vittima di violenza, mi chiedo se sarei così razionale nell'analisi del fatto e mi chiedo anche se non sarei preso da un attacco di collera tale da sfociare in gesti inconsulti.  Bergamo, New Delhi, l’Isola del Giglio mi portano ad avere forti dubbi sulla comunità italiana e su quella internazionale; soprattutto per l’incapacità di dare una risposta limpida a chi viene colpito da una tragedia.

mercoledì 2 gennaio 2013

“1984” di Eric Arthur Blair alias George Orwell


Sicuramente uno dei migliori libri mai scritti. Pensare che certe riflessioni sono state fatte nel 1948 rende questo capolavoro spettacolare ed al contempo inquietante. Più che narrativa si tratta di saggistica, un’analisi approfondita della società di ieri, di oggi e di domani. E’ la prova provata di come la storia sia ciclica: indipendentemente dall’evoluzione tecnologica la natura dell’uomo quella è e quella rimane. Orwell descrive un popolo ignorante, governato da una minoranza e tenuto a stecchetto in ciò che conta. L’informazione univoca è giostrata dal “Grande Fratello”, l’apice del Partito, colui che tutto vede e  tutto può. Può, ad esempio, ridisegnare il passato e far credere alla moltitudine che le sue contraddizioni non sono mai esistite. Può annichilire la mente dell’uomo, riscriverla come fosse tabula rasa. Il dubbio è intelletto, l’intelletto è critica e devono essere annientati prima che si diffondano come un’epidemia. A pensarci bene è quel che è sempre accaduto. Basti pensare al totalitarismo del regime fascista italiano, alla dittatura comunista russa e a quella che tuttora permane in Cina. Oppure pensiamo al regime integralista afgano, a quello siriano e a quello coreano. Anche oggi viviamo al tempo di Orwell, siamo nel 2013 ma potrebbe essere benissimo il 1984, il 1789 o il 3040. La lotta per i diritti umani è più viva che mai, la censura è all’ordine del giorno e il potere viene concentrato nelle mani di pochi. E’ chiaro però che una visione di questo tipo è accecata, almeno in questo Paese, dal benessere delle tavole imbandite e dal consumismo imperante.  Non è infatti un caso che la crisi prima ancora che economia sia soprattutto umana, partorita dalla carenza di valori e cresciuta all’ombra dell’individualismo. I Prolet siamo noi, persone innocue che credono di essere libere ma che in realtà non lo sono, tenerci sotto scacco è facile perché  siamo arroccati su posizioni precostituite che favoriscono l’immobilismo sociale. In conclusione annovero questo libro tra i pochi capaci di risvegliare le coscienze. Tanto di cappello