Ammetto di essermi entusiasmato durante la campagna
elettorale grillina, tanti concetti espressi da Grillo sui palchi di tutta
Italia sono giusti, mettono il dito sulla piaga di un Paese alla frutta. Per
questo mi aspettavo molto di più dal movimento del popolo, credevo in un cambio
di rotta che portasse finalmente un po’ di meritocrazia nel deserto politico.
Purtroppo ho dovuto costatare il fallimento delle mie aspettative, nel corso
delle settimane ho assaporato il pesante ostracismo del Movimento Cinque Stelle
verso tutto e tutti. Questo ha portato dapprima allo stallo politico e poi alla
nascita del Governissimo guidato da Enrico Letta. Quello che voglio dire è che
nelle stanze dei bottoni bisogna starci, si deve avere la capacità di
amministrare portando avanti le proprie idee senza intasare la macchina
amministrativa. Non è possibile dire solo dei “NO”. La tattica politica è fondamentale, non ci si
può basare unicamente sul qualunquismo e sulla retorica incendiaria, all’atto
pratico si rischia di rimanere senza risposte e di bruciare quei milioni di
voti raccolti nel corso di anni . Ora la domanda è questa: è possibile proiettare il popolo in
Parlamento senza essere passati da un percorso formativo che fornisca
competenze serie? Se quella del politico
è una professione di fatto perché non introduciamo dei requisiti che la
tutelino? Badate bene, la mia non vuole
essere una scelta di classe, tutt’altro, vuole essere una scelta finalizzata ad
avere una dirigenza capace “quantomeno”
sulla carta. Non è possibile sedere in Parlamento senza aver mai svolto ruoli
amministrativi, senza conoscere il funzionamento delle Camere, senza avere
competenze specifiche su un dicastero o su una commissione parlamentare. Non è possibile prendere lezioni di diritto
costituzionale successive all’elezione a deputato o a senatore, lo si deve aver
fatto prima, poi non ci sono i tempi materiali per l’apprendimento delle regole
del gioco e si rischia di scadere in grida inconcludenti. Da qui la mia delusione per un’occasione
persa.
I contenuti di questo blog concernono fatti di cronaca, politica italiana e politica estera.
domenica 28 aprile 2013
giovedì 25 aprile 2013
L’onere (non più l'onore) di essere Presidente della Repubblica
Mentre seguivo per televisione il discorso di Giorgio
Napolitano mi sono sinceramente vergognato per tutti quei deputati e senatori
che applaudivano il Presidente quasi
come se le atroci parole di monito non li riguardassero. Costringere un uomo a
sedere su una poltrona che non vuole è il più grande fallimento delle
istituzioni: mai la politica italiana ha toccato un punto così basso nel corso
della sua storia! Neppure con lo scandalo Manipulite, neppure con le stragi di
piombo degli anni 70’/80’. Tutti lì, serpi adoranti sepolte dagli insulti, mi
fate ribrezzo. Avete prodotto stallo, corruzione e brama di potere; e come se
ciò non bastasse siete stati addirittura ricompensati per la vostra debacle
umana. Non c’è bandiera che si salvi. Né quella di Berlusconi, effige del
degrado degli ultimi trent’anni; né quella di Bersani, perdente di lusso dalle
scelte capestri; e neppure quella di Grillo che s’è rivelato un’autentica
delusione per tutti quelli che l’hanno votato nella speranza di un cambiamento.
Quanto poi all’atteggiamento tenuto dai parlamentari del Movimento Cinque
Stelle durante le parole del Presidente della Repubblica è quanto di più
indecente si sia mai visto nell’aula di Montecitorio. Troppo comodo fare
opposizione sul qualunquismo, servono competenze che state dimostrando di non
possedere, il risultato elettorale delle regionali friulane ne è la palese
conferma. Che tristezza! Mi spiace profondamente per Giorgio Napolitano che si trova
impantanato tra anime indegne, costretto a mantenere un ruolo diplomatico nel
desiderio di mandare tutti al diavolo. Mi auguro di cuore che la scelta di
Enrico Letta si riveli capace di costruire un Governo che elimini una volta per
tutte il Porcellum e che produca quelle riforme necessarie a risollevare il
Paese dalle macerie.
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