domenica 28 aprile 2013

Perché sono rimasto deluso dal Movimento Cinque Stelle


Ammetto di essermi entusiasmato durante la campagna elettorale grillina, tanti concetti espressi da Grillo sui palchi di tutta Italia sono giusti, mettono il dito sulla piaga di un Paese alla frutta. Per questo mi aspettavo molto di più dal movimento del popolo, credevo in un cambio di rotta che portasse finalmente un po’ di meritocrazia nel deserto politico. Purtroppo ho dovuto costatare il fallimento delle mie aspettative, nel corso delle settimane ho assaporato il pesante ostracismo del Movimento Cinque Stelle verso tutto e tutti. Questo ha portato dapprima allo stallo politico e poi alla nascita del Governissimo guidato da Enrico Letta. Quello che voglio dire è che nelle stanze dei bottoni bisogna starci, si deve avere la capacità di amministrare portando avanti le proprie idee senza intasare la macchina amministrativa. Non è possibile dire solo dei “NO”.  La tattica politica è fondamentale, non ci si può basare unicamente sul qualunquismo e sulla retorica incendiaria, all’atto pratico si rischia di rimanere senza risposte e di bruciare quei milioni di voti raccolti nel corso di anni . Ora la domanda è questa:  è possibile proiettare il popolo in Parlamento senza essere passati da un percorso formativo che fornisca competenze serie?  Se quella del politico è una professione di fatto perché non introduciamo dei requisiti che la tutelino? Badate bene,  la mia non vuole essere una scelta di classe, tutt’altro, vuole essere una scelta finalizzata ad avere una  dirigenza capace “quantomeno” sulla carta. Non è possibile sedere in Parlamento senza aver mai svolto ruoli amministrativi, senza conoscere il funzionamento delle Camere, senza avere competenze specifiche su un dicastero o su una commissione parlamentare.  Non è possibile prendere lezioni di diritto costituzionale successive all’elezione a deputato o a senatore, lo si deve aver fatto prima, poi non ci sono i tempi materiali per l’apprendimento delle regole del gioco e si rischia di scadere in grida inconcludenti.  Da qui la mia delusione per un’occasione persa.

giovedì 25 aprile 2013

L’onere (non più l'onore) di essere Presidente della Repubblica


Mentre seguivo per televisione il discorso di Giorgio Napolitano mi sono sinceramente vergognato per tutti quei deputati e senatori che applaudivano  il Presidente quasi come se le atroci parole di monito non li riguardassero. Costringere un uomo a sedere su una poltrona che non vuole è il più grande fallimento delle istituzioni: mai la politica italiana ha toccato un punto così basso nel corso della sua storia! Neppure con lo scandalo Manipulite, neppure con le stragi di piombo degli anni 70’/80’. Tutti lì, serpi adoranti sepolte dagli insulti, mi fate ribrezzo. Avete prodotto stallo, corruzione e brama di potere; e come se ciò non bastasse siete stati addirittura ricompensati per la vostra debacle umana. Non c’è bandiera che si salvi. Né quella di Berlusconi, effige del degrado degli ultimi trent’anni; né quella di Bersani, perdente di lusso dalle scelte capestri; e neppure quella di Grillo che s’è rivelato un’autentica delusione per tutti quelli che l’hanno votato nella speranza di un cambiamento. Quanto poi all’atteggiamento tenuto dai parlamentari del Movimento Cinque Stelle durante le parole del Presidente della Repubblica è quanto di più indecente si sia mai visto nell’aula di Montecitorio. Troppo comodo fare opposizione sul qualunquismo, servono competenze che state dimostrando di non possedere, il risultato elettorale delle regionali friulane ne è la palese conferma. Che tristezza! Mi spiace profondamente per Giorgio Napolitano che si trova impantanato tra anime indegne, costretto a mantenere un ruolo diplomatico nel desiderio di mandare tutti al diavolo. Mi auguro di cuore che la scelta di Enrico Letta si riveli capace di costruire un Governo che elimini una volta per tutte il Porcellum e che produca quelle riforme necessarie a risollevare il Paese dalle macerie.