In un clima di aperta delusione politica l’interrogativo se
recarsi o meno al voto è lecito. Io comprendo le ragioni – peraltro corroborate
dai fatti – di chi è fortemente sfiduciato, ciononostante ritengo il voto la
sola arma di espressione democratica di questo Paese. Non possiamo
esimerci dall’esprimere un nostro giudizio sui candidati, la nostra
indifferenza non ci permette di evitare le decisioni che vengono prese dalla
politica, le subiamo perché facciamo parte di questa società e perché in una
società ci sono delle regole da rispettare. Dobbiamo essere partecipi nella costruzione
delle regole sociali, la passività non porta a nulla di buono se non a lasciarsi trascinare via dalla
corrente. Se non ritenete i candidati
degni di governare l’Italia scegliete il male minore, optate per colui che vi
sembra il meno peggio. E’ triste dirlo ma a mio giudizio questa è la realtà
delle cose. Per questo mi sono recato al voto questa mattina e l’ho fatto
animato da spirito battagliero. La partecipazione popolare è fondamentale, lo
dimostra il fatto che nel contesto del ballottaggio per le primarie del centrosinistra
sono state poste barriere ingiustificate, è la paura di chi si arrocca da
decenni dietro posizioni precostituite a spingermi a lottare. Prendete una
posizione, schieratevi e lottate per quello in cui credete. Potrete sbagliare
ma nessuno vi potrà mai accusare di non aver cercato di cambiare le cose.
I contenuti di questo blog concernono fatti di cronaca, politica italiana e politica estera.
domenica 2 dicembre 2012
lunedì 26 novembre 2012
Il potere di memoria e informazione
All'indomani del primo turno delle primarie del
centrosinistra l’entusiasmo per la partecipazione popolare è forte.
Indubbiamente il risultato va sottolineato in positivo perché con il clima di
delusione che ci circonda non era facile
portare al voto più di tre milioni di persone. Detto questo concordo con Grillo quando ci
ricorda che il nostro potere decisionale non viene richiesto per la scelta di
deputati e senatori, ce li ritroviamo in Parlamento calati dall'alto, subendone
le decisioni dimenticando che la sovranità appartiene al popolo e non ai
partiti. Queste purtroppo sono considerazioni che mi trovo a fare di anno in
anno, perché gli scandali mediatici non cambiano le cose ma aumentano solo
sdegno e indignazione. Se così non fosse non dovremmo più assistere al cumulo
previdenziale tra il ruolo di
consigliere regionale e quello di parlamentare. Se così non fosse non dovremmo seguitare a parlare degli stessi
individui per decenni, perché la politica non è una professione ma partecipazione democratica. Dobbiamo ricordare, informarci e mantenere vivo il fuoco
riformatore. Non possiamo più accettare parole vuote, dobbiamo cercare di compiere quei piccoli passi che possono fare
dell’Italia una vera Repubblica democratica. Verifichiamo chi ci rappresenta nel Parlamento italiano e in quello europeo, screditiamo chi ha messo un incapace a
ricoprire un incarico di primaria importanza nella Pubblica
Amministrazione, fermiamo il riciclo di indagati
e condannati che escono da Montecitorio per
finire in posizioni di potere. Abbiamo bisogno di merito nelle Authorities, nei
CDA, nei Ministeri e chi più ne ha più ne metta. Per fare questo bisogna
leggere, appassionarsi dell’attualità
cercando di mettere in difficoltà chi non è degno di rappresentarci. L’indifferenza
e l’ignoranza servono solo a mantenere lo status quo degli inetti.
domenica 18 novembre 2012
Cambiare tutto per non cambiare nulla
Col passare degli anni e con la maturità dell’esperienza si fa sempre più forte in me
la convinzione che il credo della nostra società sia quello di rimescolare le
carte per ripartire dal punto di partenza. L’intento di un simile gioco non è altro
che la tutela dello spirito conservatore di quelli a cui sta bene così. Di
coloro che lottano affinché il loro status quo rimanga inalterato nel corso del
tempo, a scapito della maggioranza e in barba alle regole civili. Il sistema
giustizia, a mio modesto parere, non funge da eccezione alla regola ma, semmai,
da sua palese conferma. Non è raro infatti che sentenze della Suprema Corte
ricalchino con fantomatici escamotage giuridici posizioni politiche od
economiche, in danno dei perdenti a cui spetterebbe un giusto risarcimento. A
distanza di oltre trent’anni, ad esempio, dobbiamo ancora capire chi o cosa sia
stato a causare la strage di Ustica e quali ragioni si celano dietro la morte
di tanti innocenti. Questo è solo un esempio di malagiustizia, altro che
misteri d’Italia, sono processi pilotati da interessi superiori che ricalcano
un passato del quale non è dato sapere
nulla. Purtroppo la legge della giungla,
dove il più forte mangia il più debole, è la consuetudine della nostra
democrazia. La disoccupazione non riguarda mai i figli dei potenti, la
malagiustizia corre in aiuto di chi se lo può permettere, il nostro sistema in
definitiva protegge chi non dovrebbe e lo fa, cosa ancor più triste, celandosi
dietro una patina di finto perbenismo e falso moralismo. E’ difficile lottare contro un muro di gomma,
è faticoso accettare che provvedimenti
giusti e necessari muoiano sul nascere per mano di assemblee carbonare, di
votazioni segrete e di silenzio mediatico. La probabilità che le pieghe del
tempo non siano in grado di scalfire un sistema siffatto è ahimè una certezza.
domenica 4 novembre 2012
La mia visione delle cose
Siamo
giunti a un punto di non ritorno: o ci incazziamo o restiamo passivi e ci
lasciamo trascinare dalla corrente. Se andiamo ad analizzare bene le cose è
facile comprendere che pressione fiscale, tagli alle agevolazioni e in generale
le riforme che sono state attuate gravano in gran parte sulla povera gente.
Questo non è più il tempo di essere diplomatici, perché gli interessi apicali
non vengono mai toccati e se se ne parla le discussioni muoiono comunque sul
nascere. E’ normale che chi cambia le regole del gioco lo fa sempre e dico
sempre a proprio vantaggio, siamo uomini e in quanto tali siamo soggetti a corruzione.
Dobbiamo essere noi della base a tenere
vivo il problema e ad esercitare quella pressione pacifica in grado di cambiare
il sistema. Purtroppo l’ignoranza e la sensibilità su certe problematiche è
poca, siamo stati assuefatti da una cultura sbagliata, vittima di programmi
televisivi e di giornali faziosi. Dobbiamo risvegliare le coscienze e fare
capire che il benessere sociale è il TUO benessere. Altro grave problema è poi
il distinguo tra mondo pubblico e privato. Non me ne vogliano gli statali ma
purtroppo un 50% dei dipendenti pubblici se ne sta quotidianamente in panciolle
o ancor peggio a fare la spesa durante l’orario di lavoro. Questo è perché certe
assunzioni non andavano fatte e perché la Pubblica Amministrazione deve essere
gestita secondo i criteri di una azienda privata. Mi rendo conto che la mia
potrebbe essere considerata utopia, ma purtroppo le casse dello Stato sono
vuote e se non si vive bene tutti
vedrete che si finirà con lo stare male tutti. Non è più possibile
procedere con il clientelismo, dobbiamo sperare nei meriti dei singoli, perché
se uno ricopre un incarico importante e non ha capacità e competenze per farlo
poi finisce col gravare su tutto il Paese. Moltiplichiamo il singolo per
migliaia di persone e il risultato è quello sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo smetterla di dire “è ma tanto è così”,
“è ma tanto le cose non cambiano”, proviamo noi
a cambiare la nostra filosofia di vita. Proviamo a cambiare le nostre
abitudini e giorno per giorno le cose miglioreranno. Dare il buon esempio è la
prima regola per contribuire a un mondo decente!
giovedì 13 settembre 2012
Can this man save our country?
Matteo Renzi, the actual mayor of Florence, announced is intention to govern Italy. He will attend the internal competition of the democrats to become leader of the party. Renzi is one of the youngest politicians and he will have the chance to beat Pierluigi Bersani, the secretary of democrats, and to challenge one between Angelino Alfano, ex Minister of Justice, and Silvio Berlusconi. Renzi is trying to represent something new in the Italian policy but the question is if the voters will believe in him.
martedì 11 settembre 2012
Emigrare a parole
Attraverso il confronto con la mia generazione è emerso un
quadro a dir poco desolante. La soluzione, nella maggioranza dei casi, è quella
di armarsi della classica valigia di cartone per cercar fortuna in un luogo non
meglio precisato del pianeta. Soluzione teorica, si badi bene, perché alla luce
dei fatti sono pochi quelli che hanno la temerarietà di partire con nulla in
mano. Quelli che se ne vanno lasciano l’Italia con le debite garanzie ovvero
con un contratto dell’azienda di turno. Il problema che attanaglia la
Penisola e che non è più questione meramente meridionale è quello di buttarsi
nel vuoto senza paracadute. Ecco perché si emigra a parole, perché lasciare
quel poco di certo che si ha per un futuro di forse non è affatto facile,
soprattutto per l’assenza di quei familiari
ed amici che in Italia attutiscono le nostre delusioni. Siamo quindi sicuri che
la soluzione sia emigrare all’estero? Sì, ma solo se si sa dove andare a
parare. Esiste un’alternativa? Sì, quella di lottare per le proprie idee e
diventare imprenditori di se stessi. Aspettare che il momento passi non serve a
nulla se non a perdere tempo. Dobbiamo essere noi i padroni del nostro destino
indipendentemente dai provvedimenti che
verranno adottati in sede di Governo.
martedì 14 agosto 2012
La vexata quaestio della riduzione del numero di avvocati italiani
Si torna a discutere di riforma forense e delle difficoltà
di una professione che negli anni è andata man mano peggiorando. I dati sono
come sempre allarmanti: più di duecentomila legali si accapigliano
giornalmente a scapito di serietà, preparazione e decoro. La soluzione però non
può essere quella di un percorso formativo differenziato tra laurea triennale e
laurea specialistica. Primo perché le materie di studio sono quelle sia che si
intraprenda la carriera di avvocato, di magistrato o di notaio; secondo perché limitare il diritto di scelta del
singolo una volta iniziati gli studi di giurisprudenza andrebbe più che altro a
salvaguardare la casta in danno di chi nel corso degli anni potrebbe avere
ripensamenti al momento della “messa in pratica”. Il sistema universitario
italiano si basa infatti su insegnamenti ad litteram ovvero su insegnamenti che
non vanno al di là del libro di testo. Questo incide indubbiamente sulla
preparazione dello studente che si ritrova a venticinque/ventisei anni senza
avere un’idea precisa di quello che andrà realmente a fare come avvocato,
magistrato o notaio. Se un limite deve essere posto lo si deve fare ab initio,
con l’introduzione del numero chiuso al corso di laurea. Ciò favorirebbe la
riduzione dei legali italiani, non pregiudicherebbe lo studente che in caso di
esito negativo potrebbe optare per altre professioni e migliorerebbe la
preparazione del giurista magari con l’introduzione di attività pratica in fase
di formazione.
mercoledì 18 luglio 2012
Ricky, le pillole della nonna e l'invito al mare
RACCONTO PUBBLICATO SU CORRIERE.IT
Il
caldo in quella stanza era opprimente. Malgrado le persiane fossero ancora
socchiuse l’afa rendeva l’aria
irrespirabile e Riccardo, come ogni dannata mattina della settimana, era lì a
contar pillole con l’umore sotto la suola delle scarpe. Una di queste, mezza di
quelle e pure un quarto delle blu. Martina, una ragazza che aveva conosciuto
appena un paio di mesi prima, l’aveva chiamato per andare al mare.
“Ciao
Ricky. Io, Stefano e la Giovanna pensavamo d’andare in spiaggia verso le dieci.
Ti va di venire?”
Magari
vi raggiungo aveva risposto. Magari. E magari domani vinco al gratta e vinci e
mi levo dai coglioni da questo Paese di merda.
Quest’ultimo pensiero, però, l’aveva tenuto per sé. Se una cosa aveva
imparato dalla vita era che agli altri si deve mostrare il più fasullo dei
sorrisi, la morte nel cuore in fin dei conti non piace mai a nessuno.
“Chi
sei?”
Due
fessure piccole e taglienti lo fissavano dalla penombra di un letto sfatto.
“Sono
io nonna. Riccardo.”
Erano
anni che si ripeteva quella scena ed erano anni che Riccardo si sentiva
frustrato ed impotente. Facevano presto gli altri a divertirsi. Non avevano un cazzo da fare, avevano un
lavoro e non avevano una vecchia da
accudire. Che andassero a fare in culo!
“Riccardo,
vieni qui dalla nonna, fammi vedere come sei diventato grande.”
Riccardo
si era avvicinato con garbo , si era chinato e
aveva stampato un timido bacio sulla fronte di sua nonna. Gli veniva da vomitare. L’urina sulle
lenzuola era di un odore tanto acre da
lacerargli lo stomaco.
“Ma
perché tua madre non mi viene mai a trovare?”
“Nonna,
lo sai perché, la mamma è morta molto tempo fa.”
La
vecchia era scoppiata a piangere, ancora una volta il suo oblio era stato
squarciato da una ferita mai rimarginata.
“Dai
nonna, non fare così, adesso alzati che ti devo lavare.”
“No,
non voglio, lasciami stare.”
“Nonna,
cazzo, alzati che tra un’ora arriva Maria.”
Dopo
un lungo tira e molla la vecchia s’era alzata. Riccardo l’aveva lavata e
vestita e infine le aveva fatto ingoiare
quelle maledette pillole. Erano solo le dieci e mezzo e sua sorella stava per
arrivare, forse faceva ancora in tempo ad andare al mare.
Luca Giangiacomi
Luca Giangiacomi
sabato 7 luglio 2012
Spending review e riforma della giustizia
All'indomani di quella che è stata definita una svolta epocale in ambito giudiziario mi chiedo quali saranno i risvolti che dovremo attenderci nei prossimi anni. Mi spiego meglio. E' di lapalissiana evidenza che la situazione burocratico-amministrativa dei vari uffici giudiziari italiani non è delle migliori, e qui va il mio plauso al Governo per aver messo mano in un guazzabuglio risalente all'età della pietra. Di contro però restano i dubbi su come sarà l'evolversi di questa vicenda ovvero se l'accorpamento dei Tribunali porterà un effettivo giovamento ai tempi della giustizia o se dovremo invece far fronte ad una situazione di confusione generale che non potrà che culminare in una ancor più grave inefficienza. Io credo, al di là di tutto, che per far pendere l'ago della bilancia in positivo sia necessario fare appello alle nuove tecnologie. In questo senso l'attuazione del processo civile telematico è di fondamentale importanza, quanto un'idonea formazione informatica del personale amministrativo-giudiziario. Così facendo la gestione "centralizzata" degli uffici giudiziari potrebbe essere notevolmente agevolata con buona pace di chi ritiene che la perdita del Tribunale sotto casa sia un ostacolo insormontabile.
lunedì 21 maggio 2012
Scorciatoie da tastiera per Twitter - (linkiesta.it)
"Qui mi interessa parlare delle scorciatoie da tastiera
su Twitter, che penso siano pochissimo note. Per aggiornare l’elenco
dei tweet e riportarsi all’inizio della pagina si digita “.” (punto)Per
spostarsi dalla pagina principale alla pagina “connetti” si digita in
sequenza “g” e “c” (aiuto mnemonico: “g” sta per “go” e “c” sta per
“connetti”). Per spostarsi indietro alla pagina principale, si digita “g”
e poi “h”: come “(yankee) go home”. Il cinguettio attivo appare in
grigio, l’avete mai notato? Si digita “j” per attivare cinguettii più in
basso, cioè precedenti, e “k” per attivare cinguettii più recenti. Che
fare con il cinguettio attivo? Per rispondere si digita “r”, mentre
per retwittarlo si digita “t”. Infine, per metterlo tra i favoriti si digita
“f”. E infine, la madre di tutte le scorciatoie: per scrivere un
nuovo tweet si digita “n”. Provare per credere!" - @ricpuglisi
domenica 26 febbraio 2012
Avvocato 2012
Continua la partita sul decreto liberalizzazioni e continua
la rivoluzione di una professione – la nostra – che ha ben poco a che fare con
la figura del legale di vent’anni
orsono. L’opinione di chi scrive è che la saturazione di un sistema come quello
italiano ed il continuo mercanteggiare sul valore di una prestazione abbiano
condotto ad uno svilimento del ruolo dell’avvocato, passato da custode della
legalità a mero bottegaio. Indubbiamente tutto ciò è attribuibile non solo al
sovrannumero di professionisti presenti sul territorio, ma anche alla strenua
difesa di uno status quo che non ha più ragion d’essere. Se è pur vero che il venir meno del valore
giuridico delle tariffe professionali potrebbe portare prima facie ad una situazione
d’incertezza, è altresì plausibile pensare che in un’economia di libero mercato
come quella attuale non sia possibile precludere ad altri la possibilità di
farsi largo attraverso “la competitività”.
Salvaguardando però il diritto del
cliente a ricevere una prestazione adeguata
ergo evitando di svendere l’attività a prezzi indecorosi. Ben venga poi
l’abbattimento di un semestre di pratica legale, a patto che questo venga
recuperato all’interno del ciclo di studi accademico dove, ad oggi, la
preparazione di un laureando si rivela enormemente manchevole sul piano
pratico. Quanto poi all’attribuzione di un rimborso spese forfettario al
tirocinante, nulla da dire, è una buona cosa. Mi chiedo però se i vari “dominus”
saranno poi disposti ad accogliere
migliaia di neolaureati con la consapevolezza di doverli retribuire – poco –
trascorsi sei mesi. Obiettivamente ho seri dubbi sulla filantropia della
società odierna e la mia speranza è che novità positive non si traducano in un
secondo momento in armi a doppio taglio per chi cerca di intraprendere i primi
passi in questo campo.
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