domenica 2 dicembre 2012

Votare o non votare?


In un clima di aperta delusione politica l’interrogativo se recarsi o meno al voto è lecito. Io comprendo le ragioni – peraltro corroborate dai fatti – di chi è fortemente sfiduciato, ciononostante ritengo  il voto la  sola arma di espressione democratica di questo Paese. Non possiamo esimerci dall’esprimere un nostro giudizio sui candidati, la nostra indifferenza non ci permette di evitare le decisioni che vengono prese dalla politica, le subiamo perché facciamo parte di questa società e perché in una società ci sono delle regole da rispettare. Dobbiamo essere partecipi nella costruzione delle regole sociali, la passività non porta a nulla di buono  se non a lasciarsi trascinare via dalla corrente. Se  non ritenete i candidati degni di governare l’Italia scegliete il male minore, optate per colui che vi sembra il meno peggio. E’ triste dirlo ma a mio giudizio questa è la realtà delle cose. Per questo mi sono recato al voto questa mattina e l’ho fatto animato da spirito battagliero. La partecipazione popolare è fondamentale, lo dimostra il fatto che nel contesto del ballottaggio per le primarie del centrosinistra sono state poste barriere ingiustificate, è la paura di chi si arrocca da decenni dietro posizioni precostituite a spingermi a lottare. Prendete una posizione, schieratevi e lottate per quello in cui credete. Potrete sbagliare ma nessuno vi potrà mai accusare di non aver cercato di cambiare le cose.

lunedì 26 novembre 2012

Il potere di memoria e informazione


All'indomani del primo turno delle primarie del centrosinistra l’entusiasmo per la partecipazione popolare è forte. Indubbiamente il risultato va sottolineato in positivo perché con il clima di delusione  che ci circonda non era facile portare al voto più di tre milioni di persone.  Detto questo concordo con Grillo quando ci ricorda che il nostro potere decisionale non viene richiesto per la scelta di deputati e senatori, ce li ritroviamo in Parlamento calati dall'alto, subendone le decisioni dimenticando che la sovranità appartiene al popolo e non ai partiti. Queste purtroppo sono considerazioni che mi trovo a fare di anno in anno, perché gli scandali mediatici non cambiano le cose ma aumentano solo sdegno e indignazione. Se così non fosse non dovremmo più assistere al cumulo previdenziale  tra  il ruolo di  consigliere regionale e quello di parlamentare. Se così non fosse  non dovremmo seguitare a parlare degli stessi individui per decenni, perché la politica non è una professione ma  partecipazione democratica.  Dobbiamo ricordare,  informarci e mantenere vivo il fuoco riformatore. Non possiamo più accettare parole vuote, dobbiamo cercare di  compiere quei piccoli passi che possono fare dell’Italia una vera Repubblica democratica. Verifichiamo chi ci rappresenta  nel Parlamento italiano e in quello europeo,   screditiamo chi ha messo un incapace a ricoprire un incarico di primaria importanza nella Pubblica Amministrazione,  fermiamo il riciclo di indagati e condannati che escono da Montecitorio  per finire in posizioni di potere. Abbiamo bisogno di merito nelle Authorities, nei CDA, nei Ministeri e chi più ne ha più ne metta. Per fare questo bisogna leggere, appassionarsi  dell’attualità cercando di mettere in difficoltà chi non è degno di rappresentarci. L’indifferenza e l’ignoranza servono solo a mantenere lo status quo degli inetti.

domenica 18 novembre 2012

Cambiare tutto per non cambiare nulla


Col passare degli anni e con la maturità  dell’esperienza si fa sempre più forte in me la convinzione che il credo della nostra società sia quello di rimescolare le carte per ripartire dal punto di partenza. L’intento di un simile gioco non è altro che la tutela dello spirito conservatore di quelli a cui sta bene così. Di coloro che lottano affinché il loro status quo rimanga inalterato nel corso del tempo, a scapito della maggioranza e in barba alle regole civili. Il sistema giustizia, a mio modesto parere, non funge da eccezione alla regola ma, semmai, da sua palese conferma. Non è raro infatti che sentenze della Suprema Corte ricalchino con fantomatici escamotage giuridici posizioni politiche od economiche, in danno dei perdenti a cui spetterebbe un giusto risarcimento. A distanza di oltre trent’anni, ad esempio, dobbiamo ancora capire chi o cosa sia stato a causare la strage di Ustica e quali ragioni si celano dietro la morte di tanti innocenti. Questo è solo un esempio di malagiustizia, altro che misteri d’Italia, sono processi pilotati da interessi superiori che ricalcano un passato  del quale non è dato sapere nulla. Purtroppo  la legge della giungla, dove il più forte mangia il più debole, è la consuetudine della nostra democrazia. La disoccupazione non riguarda mai i figli dei potenti, la malagiustizia corre in aiuto di chi se lo può permettere, il nostro sistema in definitiva protegge chi non dovrebbe e lo fa, cosa ancor più triste, celandosi dietro una patina di finto perbenismo e falso moralismo.  E’ difficile lottare contro un muro di gomma, è  faticoso accettare che provvedimenti giusti e necessari muoiano sul nascere per mano di assemblee carbonare, di votazioni segrete e di silenzio mediatico. La probabilità che le pieghe del tempo non siano in grado di scalfire un sistema siffatto è ahimè una certezza.

domenica 4 novembre 2012

La mia visione delle cose


Siamo giunti a un punto di non ritorno: o ci incazziamo o restiamo passivi e ci lasciamo trascinare dalla corrente. Se andiamo ad analizzare bene le cose è facile comprendere che pressione fiscale, tagli alle agevolazioni e in generale le riforme che sono state attuate gravano in gran parte sulla povera gente. Questo non è più il tempo di essere diplomatici, perché gli interessi apicali non vengono mai toccati e se se ne parla le discussioni muoiono comunque sul nascere. E’ normale che chi cambia le regole del gioco lo fa sempre e dico sempre a proprio vantaggio, siamo uomini e in quanto tali siamo soggetti a corruzione.  Dobbiamo essere noi della base a tenere vivo il problema e ad esercitare quella pressione pacifica in grado di cambiare il sistema. Purtroppo l’ignoranza e la sensibilità su certe problematiche è poca, siamo stati assuefatti da una cultura sbagliata, vittima di programmi televisivi e di giornali faziosi. Dobbiamo risvegliare le coscienze e fare capire che il benessere sociale è il TUO benessere. Altro grave problema è poi il distinguo tra mondo pubblico e privato. Non me ne vogliano gli statali ma purtroppo un 50% dei dipendenti pubblici se ne sta quotidianamente in panciolle o ancor peggio a fare la spesa durante l’orario di lavoro. Questo è perché certe assunzioni non andavano fatte e perché la Pubblica Amministrazione deve essere gestita secondo i criteri di una azienda privata. Mi rendo conto che la mia potrebbe essere considerata utopia, ma purtroppo le casse dello Stato sono vuote e se non si vive bene tutti  vedrete che si finirà con lo stare male tutti. Non è più possibile procedere con il clientelismo, dobbiamo sperare nei meriti dei singoli, perché se uno ricopre un incarico importante e non ha capacità e competenze per farlo poi finisce col gravare su tutto il Paese. Moltiplichiamo il singolo per migliaia di persone e il risultato è quello sotto gli occhi di tutti.  Dobbiamo smetterla di dire “è ma tanto è così”, “è ma tanto le cose non cambiano”, proviamo noi  a cambiare la nostra filosofia di vita. Proviamo a cambiare le nostre abitudini e giorno per giorno le cose miglioreranno. Dare il buon esempio è la prima regola per contribuire a un mondo decente!

giovedì 13 settembre 2012

Can this man save our country?

Matteo Renzi, the actual mayor of Florence, announced is intention to govern Italy. He will attend the internal competition of the democrats to become leader of the party. Renzi is one of the youngest  politicians and he will have the chance to beat Pierluigi Bersani, the secretary of democrats, and to challenge one between Angelino Alfano, ex Minister of Justice, and Silvio Berlusconi.  Renzi is trying to represent something new in the Italian policy but the question is if the voters will believe in him.

martedì 11 settembre 2012

Emigrare a parole


Attraverso il confronto con la mia generazione è emerso un quadro a dir poco desolante. La soluzione, nella maggioranza dei casi, è quella di armarsi della classica valigia di cartone per cercar fortuna in un luogo non meglio precisato del pianeta. Soluzione teorica, si badi bene, perché alla luce dei fatti sono pochi quelli che hanno la temerarietà di partire con nulla in mano. Quelli che se ne vanno lasciano l’Italia con le debite garanzie ovvero con un contratto dell’azienda di turno. Il problema che attanaglia  la Penisola e che non è più questione meramente meridionale è quello di buttarsi nel vuoto senza paracadute. Ecco perché si emigra a parole, perché lasciare quel poco di certo che si ha per un futuro di forse non è affatto facile, soprattutto per l’assenza  di quei familiari ed amici che in Italia attutiscono le nostre delusioni. Siamo quindi sicuri che la soluzione sia emigrare all’estero? Sì, ma solo se si sa dove andare a parare. Esiste un’alternativa? Sì, quella di lottare per le proprie idee e diventare imprenditori di se stessi. Aspettare che il momento passi non serve a nulla se non a perdere tempo. Dobbiamo essere noi i padroni del nostro destino indipendentemente dai provvedimenti  che verranno adottati in sede di Governo.

martedì 14 agosto 2012

La vexata quaestio della riduzione del numero di avvocati italiani


Si torna a discutere di riforma forense e delle difficoltà di una professione che negli anni è andata man mano peggiorando. I dati sono come sempre allarmanti: più di duecentomila legali si accapigliano giornalmente a scapito di serietà, preparazione e decoro. La soluzione però non può essere quella di un percorso formativo differenziato tra laurea triennale e laurea specialistica. Primo perché le materie di studio sono quelle sia che si intraprenda la carriera di avvocato, di magistrato o di notaio; secondo  perché limitare il diritto di scelta del singolo una volta iniziati gli studi di giurisprudenza andrebbe più che altro a salvaguardare la casta in danno di chi nel corso degli anni potrebbe avere ripensamenti al momento della “messa in pratica”. Il sistema universitario italiano si basa infatti su insegnamenti ad litteram ovvero su insegnamenti che non vanno al di là del libro di testo. Questo incide indubbiamente sulla preparazione dello studente che si ritrova a venticinque/ventisei anni senza avere un’idea precisa di quello che andrà realmente a fare come avvocato, magistrato o notaio. Se un limite deve essere posto lo si deve fare ab initio, con l’introduzione del numero chiuso al corso di laurea. Ciò favorirebbe la riduzione dei legali italiani, non pregiudicherebbe lo studente che in caso di esito negativo potrebbe optare per altre professioni e migliorerebbe la preparazione del giurista magari con l’introduzione di attività pratica in fase di formazione.

mercoledì 18 luglio 2012

Ricky, le pillole della nonna e l'invito al mare

RACCONTO PUBBLICATO SU CORRIERE.IT


Il caldo in quella stanza era opprimente. Malgrado le persiane fossero ancora socchiuse  l’afa rendeva l’aria irrespirabile e Riccardo, come ogni dannata mattina della settimana, era lì a contar pillole con l’umore sotto la suola delle scarpe. Una di queste, mezza di quelle e pure un quarto delle blu. Martina, una ragazza che aveva conosciuto appena un paio di mesi prima, l’aveva chiamato per andare al mare.

“Ciao Ricky. Io, Stefano e la Giovanna pensavamo d’andare in spiaggia verso le dieci. Ti va di venire?”

Magari vi raggiungo aveva risposto. Magari. E magari domani vinco al gratta e vinci e mi levo dai coglioni da questo Paese di merda.  Quest’ultimo pensiero, però, l’aveva tenuto per sé. Se una cosa aveva imparato dalla vita era che agli altri si deve mostrare il più fasullo dei sorrisi, la morte nel cuore in fin dei conti non piace mai a nessuno.

“Chi sei?”

Due fessure piccole e taglienti lo fissavano dalla penombra di un letto sfatto.

“Sono io nonna. Riccardo.”
Erano anni che si ripeteva quella scena ed erano anni che Riccardo si sentiva frustrato ed impotente. Facevano presto gli altri a divertirsi.  Non avevano un cazzo da fare, avevano un lavoro e non avevano una vecchia  da accudire. Che andassero a fare in culo!

“Riccardo, vieni qui dalla nonna, fammi vedere come sei diventato grande.”

Riccardo si era avvicinato con garbo , si era chinato e  aveva stampato un timido bacio sulla fronte di sua nonna.  Gli veniva da vomitare. L’urina sulle lenzuola  era di un odore tanto acre da lacerargli lo stomaco.

“Ma perché tua madre non mi viene mai a trovare?”

“Nonna, lo sai perché, la mamma è morta molto tempo fa.”

La vecchia era scoppiata a piangere, ancora una volta il suo oblio era stato squarciato da una ferita mai rimarginata.

“Dai nonna, non fare così, adesso alzati che ti devo lavare.”

“No, non voglio, lasciami stare.”

“Nonna, cazzo, alzati che tra un’ora arriva Maria.”

Dopo un lungo tira e molla la vecchia s’era alzata. Riccardo l’aveva lavata e vestita  e infine le aveva fatto ingoiare quelle maledette pillole. Erano solo le dieci e mezzo e sua sorella stava per arrivare, forse faceva ancora in tempo ad andare al mare.


Luca Giangiacomi 

                                                                                                                                  


sabato 7 luglio 2012

Spending review e riforma della giustizia

All'indomani di quella che è stata definita una svolta epocale in ambito giudiziario mi chiedo quali saranno i risvolti che dovremo attenderci nei prossimi anni. Mi spiego meglio. E' di lapalissiana evidenza che la situazione burocratico-amministrativa dei vari uffici giudiziari italiani non è delle migliori, e qui va il mio plauso al Governo per aver messo mano in un guazzabuglio risalente all'età della pietra. Di contro però restano i dubbi su come sarà l'evolversi di questa vicenda ovvero se l'accorpamento dei Tribunali porterà un effettivo giovamento ai tempi della giustizia o se dovremo invece far fronte ad una situazione di confusione generale che non potrà che culminare in una ancor più grave inefficienza. Io credo, al di là di tutto, che per far pendere l'ago della bilancia in positivo sia necessario fare appello alle nuove tecnologie. In questo senso l'attuazione del processo civile telematico è di fondamentale importanza, quanto un'idonea formazione informatica del personale amministrativo-giudiziario. Così facendo la gestione "centralizzata" degli uffici giudiziari potrebbe essere notevolmente agevolata con buona pace di chi ritiene che la perdita del Tribunale sotto casa sia un ostacolo insormontabile.

lunedì 21 maggio 2012

Scorciatoie da tastiera per Twitter - (linkiesta.it)

"Qui mi interessa parlare delle scorciatoie da tastiera su Twitter, che penso siano pochissimo note. Per aggiornare l’elenco dei tweet e riportarsi all’inizio della pagina si digita “.” (punto)Per spostarsi dalla pagina principale alla pagina “connetti” si digita in sequenza “g” e “c” (aiuto mnemonico: “g” sta per “go” e “c” sta per “connetti”). Per spostarsi indietro alla pagina principale, si digita “g” e poi “h”: come “(yankee) go home”. Il cinguettio attivo appare in grigio, l’avete mai notato? Si digita “j” per attivare cinguettii più in basso, cioè precedenti, e “k” per attivare cinguettii più recenti. Che fare con il cinguettio attivo? Per rispondere si digita “r”, mentre per retwittarlo si digita “t”. Infine, per metterlo tra i favoriti si digita “f”. E infine, la madre di tutte le scorciatoie: per scrivere un nuovo tweet si digita “n”. Provare per credere!" - @ricpuglisi




domenica 26 febbraio 2012

Avvocato 2012


Continua la partita sul decreto liberalizzazioni e continua la rivoluzione di una professione – la nostra – che ha ben poco a che fare con la figura del legale di  vent’anni orsono. L’opinione di chi scrive è che la saturazione di un sistema come quello italiano ed il continuo mercanteggiare sul valore di una prestazione abbiano condotto ad uno svilimento del ruolo dell’avvocato, passato da custode della legalità a mero bottegaio. Indubbiamente tutto ciò è attribuibile non solo al sovrannumero di professionisti presenti sul territorio, ma anche alla strenua difesa di uno status quo che non ha più ragion d’essere.  Se è pur vero che il venir meno del valore giuridico delle tariffe professionali potrebbe portare prima facie ad una situazione d’incertezza, è altresì plausibile pensare che in un’economia di libero mercato come quella attuale non sia possibile precludere ad altri la possibilità di farsi largo attraverso  “la competitività”.  Salvaguardando però il diritto del cliente a ricevere una prestazione adeguata  ergo evitando di svendere l’attività a prezzi indecorosi. Ben venga poi l’abbattimento di un semestre di pratica legale, a patto che questo venga recuperato all’interno del ciclo di studi accademico dove, ad oggi, la preparazione di un laureando si rivela enormemente manchevole sul piano pratico. Quanto poi all’attribuzione di un rimborso spese forfettario al tirocinante, nulla da dire, è una buona cosa. Mi chiedo però se i vari “dominus” saranno poi  disposti ad accogliere migliaia di neolaureati con la consapevolezza di doverli retribuire – poco – trascorsi sei mesi. Obiettivamente ho seri dubbi sulla filantropia della società odierna e la mia speranza è che novità positive non si traducano in un secondo momento in armi a doppio taglio per chi cerca di intraprendere i primi passi in questo campo.