sabato 14 dicembre 2013

DUE ITALIE

Io credo che al punto in cui il Paese è ridotto, la rivolta dei forconi sia proprio il minimo sindacale, lo affermo con timore ed amarezza. Infatti,  nel dramma economico e sociale, il disagio umano viene fuori come le lumache quando fuori piove. E’ un disagio che da sfumato  è diventato tangibile, per le strade delle città, durante le riunioni di lavoro (per chi ha lavoro) et financo nelle occasioni di libero svago dove l’allegria cede il passo alle preoccupazioni quotidiane.  La normalità è diventata eccezione e l’eccezione è diventata normalità, con sempre più persone costrette a campare in bilico sul filo della soglia della sopravvivenza; che alcuni, troppi, hanno purtroppo superato. La mia opinione, che considero più che altro una certezza, è che esistano due Italie. La prima è fatta di rispetto delle regole, di contributi versati, di giustizia preventiva, rieducativa e repressiva, di solidarietà verso il prossimo,  di morale e senso del dovere. La seconda è fatta invece di escamotage, di lavoro sommerso, di giustizia denegata, di  egoismo, immoralità e inciviltà. Se la prima Italia è in vigore solo formalmente, come ritiene il sottoscritto; va da sé che la seconda Italia, quella becera e meschina, trova ahimè fondamento nella sostanza dei fatti. Fatti che però vengono taciuti per mero quieto vivere, fino ad ora almeno, perché le avvisaglie degli ultimi tempi sono inequivocabili. L’imperativo è agire, agire in fretta, le conseguenze potrebbero essere drammatiche.

mercoledì 20 novembre 2013

UN PENSIERO PER LA SARDEGNA

Ogni volta che si verifica una tragedia di questo tipo - evento non più eccezionale ma di una certa frequenza - provo profonda tristezza. Perché penso ai terremotati della Città dell'Aquila, ricordati un giorno all'anno e dimenticati gli altri trecentosessantaquattro. Mi auguro - ma sono scettico in tal senso - che in Sardegna non capiti lo stesso. Perché il momento più duro, per chi viene colpito da un dramma di questo tipo, è quando si spengono i riflettori dei media. Per essere ancor più chiaro, pensate ad un funerale, tutti vengono a porgere le proprie condoglianze. Il giorno dopo, però, si rimane soli con se stessi. Ed è lì che lo Stato dovrebbe intervenire.

sabato 2 novembre 2013

L’INGIUSTIZIA DELLA GIUSTIZIA

Sono amareggiato nel constatare l’ennesimo abuso di giustizia a fini privati. Perché l’intervento del Ministro della Giustizia sul caso Giulia Ligresti non può essere definito altrimenti. Mi sconvolgono ancora di più le parole di oggi del Guardasigilli:  “IL MIO E’ STATO UN INTERVENTO UMANITARIO”.  E gli altri detenuti? Non sono anch’essi << interventi umanitari >>? No, con ogni evidenza per il ministro Cancellieri non lo sono, sono dei privilegiati in vacanza a spese dello Stato. Che tristezza! D’altronde la politica è questo, sfruttamento di tanti a vantaggio di pochi. Sono anni che nelle carceri italiane si sopravvive e si muore in condizioni disumane. Non ce la raccontiamo per cortesia, smettetela di prenderci per i fondelli, se si è parlato di amnistia è stato solo per trovare una soluzione ai problemi di Silvio Berlusconi.  E parlare oggi di intervento umanitario è un insulto ulteriore all’intelligenza di chi si alza al mattino per cercare di rendere questo Paese un posto migliore. E’ squallido vedere un politico arrampicarsi sugli specchi, negare l’evidenza, attaccarsi con le unghie e con i denti ad una verità inconsistente. Debbo ammettere che si tratta oramai di una vergognosa consuetudine. Mi vengono in mente le parole dell’ex ministro Scajola sullo scandalo della casa di fronte al Colosseo: << Se me l’hanno pagata non me ne sono accorto >>.  Eh  già, anche la Cancellieri non deve essersi accorta , perché gli ultimi al telefono dei potenti trovano sempre occupato.

mercoledì 16 ottobre 2013

BREVE RIFLESSIONE SUL MONDO DEL LAVORO NEL 2013

Ognuno ha il proprio bagaglio d'esperienza, ognuno è influenzato dal proprio vissuto e dal proprio quotidiano ed è giusto che sia così. Io cerco di essere più terzo possibile e di capire le ragioni di entrambe le parti ovvero sia quelle del datore di lavoro sia quelle del dipendente. I problemi principali, per l'imprenditore, sono rappresentati dall'opprimente costo del lavoro (c.d. cuneo fiscale), dal recupero del credito e da una burocrazia spesso incomprensibile. Quindi è chiaro che una persona, prima di assumere qualcuno, ci pensa non una ma mille volte. Dall'altra parte ci sono migliaia di persone valide che aspettano solo un'occasione per dimostrare il proprio valore. Valore che per l'imprenditore è utile aziendale. Perché alla fine un dipendente - quantomeno nel privato - deve produrre più di quanto viene a costare altrimenti il gioco non vale la candela. Sembrerà un discorso cinico ma a mio giudizio è la realtà delle cose. Poi ci sono molte altre persone, tra datori di lavoro e lavoratori subordinati, meno valide (per non dire di peggio). Che arrecano danno alla collettività per i modi truffaldini e ingannevoli che adottano e per gli atteggiamenti di parassitismo che nascono nel breve e lungo periodo.

giovedì 10 ottobre 2013

QUANDO I MEDIA SCANDISCONO L’AGENDA DEL POTERE LEGISLATIVO

La tragedia di Lampedusa, l’ennesima per l’esattezza, ha portato all'attenzione nazionale la legge Bossi – Fini in materia di immigrazione ed in particolare il reato di clandestinità. Oggi la commissione giustizia del Senato ha approvato un emendamento che prevede appunto l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina e la sua derubricazione a mero illecito amministrativo ovvero la sua riconduzione allo status quo ante. Ora, al di là delle analisi di merito della normativa de qua, risulta lapalissiana l’interferenza mediatica nel dibattito parlamentare. Quando accadono fatti di cronaca rilevanti, i media aizzano a suon di servizi ed articoli l’opinione pubblica e di rimando il Parlamento si vede costretto a legiferare a seconda di come spira il vento. L’immigrato commette un delitto, introduciamo il reato di clandestinità; l’immigrato muore tragicamente per carenza di soccorsi, derubrichiamo il reato di clandestinità ad illecito amministrativo. Quello che sto cercando di dire è che le leggi non dovrebbero essere fatte sulla base dell’andamento emozionale del momento. Dovrebbero essere frutto di attenta e ponderata riflessione politica. A riprova di ciò ricordo ai nostri deputati e senatori che lo statista non è colui che segui il gregge pedissequamente, ma quello capace di prendere decisioni – talvolta impopolari – per il bene del Paese. 

venerdì 4 ottobre 2013

UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA PER LA MORTE

Quest’oggi rifletto sul fatto che parlare di migranti, italiani, cittadini comunitari, extracomunitari, profughi, apolidi, bianchi, neri, gialli e via dicendo non ha alcun senso sostanziale. Può avere un senso formale, giuridico, ma la materia prima è sempre quella:  uomini e donne. Siamo tutti esseri umani, uniti e divisi dall’appartenenza ad una determinata comunità, ad un determinato territorio, ad un determinato Stato o continente. Non si abbandona la propria casa per divertimento, chi lo fa lo fa quasi sempre per disperazione. Per fuggire dalla fame, dalla miseria, dalla guerra e dal dolore. Con un bagaglio di speranze e nulla più. Certo, non si aspetta di trovare la morte, o forse se lo aspetta e pensa che il gioco valga la candela. Come deve essere terribile la realtà per decidere di rinnegarla andando incontro ad una fine quasi certa. Tragedie che si ripetono, che anticipano parole di cordoglio di potenti  menefreghisti, perché se davvero il mondo volesse aiutare gli ultimi dovrebbe intervenire nei paesi privi di petrolio o di altre ricchezze da saccheggiare. Dovrebbe lottare contro le dittature, contro i soprusi, contro le mutilazioni, gli stupri, le stragi e i genocidi. Dovrebbe instaurare la democrazia, deporre monarchi ed efferati assassini. Il mondo, però, preferisce tacere. Preferisce farsi i fatti suoi. Perché in fin dei conti, fingere di piangere una volta ogni tanto i morti degli altri, può bastare. L’importante è fare bella figura, l’importante è far credere che ci interessi davvero qualcosa di chi cerca di sopravvivere in un luogo dimenticato da Dio. Non aiutiamo i nostri vicini, come speriamo di poter aiutare quelli lontani? Non lo speriamo, lo esibiamo, col capo chino per non vedere la sentenza inappellabile di egoismo che pende come una spada di Damocle sopra le nostre teste. Ecco l’amara constatazione.

venerdì 13 settembre 2013

LA PENA

M'interrogo sulla funzione rieducativa della pena perché a volte, la rieducazione, è stata mera occasione per delinquere ancora. Mi riferisco al mostro del Circeo Angelo Izzo e alla notizia di oggi, un'educatrice sociale ammazzata in Svizzera da un detenuto francese condannato per violenza sessuale, si suppone durante il tragitto tra l'istituto di pena e il centro di recupero. M'interrogo pure sul sistema giudiziario italiano, alla luce della sentenza di morte resa in India nei confronti di quattro stupratori, rei di avere violentato una ragazza su un autobus in seguito deceduta. Sono domande alle quali è difficile dare una risposta. Nel nostro ordinamento le pene principali sono la reclusione, la multa, l'arresto e l'ammenda. Con esclusione della pena di morte, non più in vigore per opera della legge. Da esterno, da persona non coinvolta, io mi dichiaro contro la pena di morte. Se fossi stato il padre di quella ragazza, però, la pena di morte mi sarebbe parsa la giusta conseguenza ad un'azione disumana. Questo topic vuole essere un semplice spunto di riflessione sia sulla funzione che sulla certezza della pena. Nessuna risposta e molti interrogativi.

venerdì 6 settembre 2013

UNA BREVE RIFLESSIONE

Le storie dei grandi dittatori, o di presunti tali, sono nel bene o nel male collegate da uno stesso filo conduttore. Chi sale al potere, e vi rimane per anni, instaura un sistema di clientelismo e malaffare che accaparra i consensi di parte della popolazione del Paese sottomesso. E' questa la storia di Saddam Hussein, è questa la storia di Bashar al-Assad, è questa la storia di Muammar Gheddafi, è questa la storia di Vladimir Putin, è questa la storia di Silvio Berlusconi, è questa la storia di tanti altri del passato, del presente e del futuro. Non a caso, infatti, tutti legati da profonda amicizia. Tutti legati da convenienza perché tanto cane non morde cane. E quindi nei regimi più fragili, dove la miseria è un dato di fatto, non rimane che il sangue per ribaltare la condizione di povertà. Guerre civili tra opposte fazioni per il controllo del potere assoluto. Se questo potere, poi, coinvolge gli interessi dei colossi della Comunità Internazionale, allora la guerra civile diventa guerra e basta. Con l'avallo dell'ONU, dove permane lo scontro tra i soliti noti: Russia, Cina e Stati Uniti. I casi di Italia e Russia si distinguono da quelli della Siria, della Libia e dell'Iraq. Sia perché la povertà ha qui - o forse aveva - livelli più accettabili rispetto a quella dei paesi arabi; sia perché al pugno di ferro si preferisce la mano blanda. Si badi bene: non meno forte ma sicuramente più ipocrita e perbenista. E allora la ruota continuerà a girare, i regimi si alterneranno e un dittatore ne sostituirà un altro (Cuba, Egitto,Tunisia). Fa bene a tuittare il Papa che << La pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità >>, ma in 140 caratteri non ha potuto e voluto dire che dopo la pace arriva la guerra e che dopo la guerra arriva la pace. Questo alternarsi altro non è che l'eterna lotta tra bene e male, il tiro alla fune tra potere e umanità, in precario equilibrio dall'alba dei tempi.

mercoledì 17 luglio 2013

THE CURIOUS CASE OF ANNA SHALABAYEVA

Anna Shalabayeva is the wife of Mukhtar Ablyazov, the founder of the main party in opposition of the kazakh Government of Nazarbayev. Ablyzaov was accused of the steal of five billion dollars but this was not proved and probably was just a strategy of the kazakh Government to get his silence. Ablyazov was put in jail and tortured until 2003, when Amnesty International helped him to get out from prison. Then he decided to escape with his wife and daughter before in Russia and after in England. When this last refuge became insecure Anna Shalabayeva moved to Italy. At the end of may 2013 the italian authorities expelled Anna from the country even if they had no power to do that. According to me this happened due to the pressure of the kazakh Government who wants to hold Ablyazov under control. At the beginning of july italian media gave the news of the expulsion of Anna , emphasizing that Italy had no right to do that. Yesterday our Minister of the Interior, Angelino Alfano, told to the Parliament that the Government didn’t know about Anna and her daughter, they didn’t know about Ablyazov, they didn’t know nothing. But this is not true and that’s the reason why part of the country is asking the resignation of Alfano. It seems that there is no time for the reforms whom Italy would need.

giovedì 11 luglio 2013

IL DESTINO DI UN PAESE NEL DISPOSITIVO DI UNA SENTENZA

<< Non ci saranno conseguenze sul Governo >>  - Queste le parole del Presidente del Consiglio Enrico Letta sui processi a Silvio Berlusconi durante la trasmissione di Giovanni Floris di martedì scorso.  << Se Berlusconi fosse condannato all'interdizione dai pubblici uffici, sarebbe molto difficile che un Pdl acefalo del suo leader possa proseguire l'esperienza del Governo Letta >> - Queste le parole dell’ex Presidente del Senato Renato Schifani durante la trasmissione odierna di “Radio anch’io”. Ecco, quello che vorrei sottolineare,  è che malgrado le rassicurazioni di Letta la sola verità incontrovertibile è che il destino di questo Paese è indissolubilmente legato al pronunciamento della Corte di Cassazione del prossimo 30 luglio. Questo per una ragione molto semplice: il Popolo della Libertà sta a Silvio Berlusconi come il cane sta al suo padrone.  E’ facile quindi capire la fragilità del nostro futuro, un futuro che necessita di interventi profondi che allo stato siamo impossibilitati dal poter fare, persi nel vaneggiamento di una democrazia miope che poggia le proprie basi su un terreno argilloso. L’interruzione dei lavori parlamentari è stato l’ennesimo atto deprecabile di un’agonia cha va avanti da anni, agonia passata attraverso grottesche manifestazioni contro la magistratura e proseguita con il placet del Partito Democratico, tenuto per gli attribuiti dall’avversario politico di sempre.  La mia vuole essere la presa di coscienza di una situazione insostenibile, frutto di collusione politica e interessi privati. Facciamola finita con la demagogia, smettiamola di sbeffeggiare il popolo italiano con la retorica della vecchia Democrazia Cristiana, diciamo le cose come stanno e cioè che una condanna di Berlusconi porterebbe alla caduta del Governo e al prosieguo dello stallo riformatore che ha aggravato la nostra condizione economica e sociale e che continuerà a farlo nonostante le dichiarazioni di facciata. Con questo non voglio dire che Berlusconi non debba essere condannato, tutt’altro, la legge deve essere uguale per tutti  e sul fatto che l’ex Premier si sia reso attore di condotte delittuose personalmente ho pochi dubbi.  Ergo, alla luce di ciò, credo sia più giusto staccare la spina ora, evitando di proseguire con politiche dilatorie che hanno come unico obiettivo quello di prendere tempo. L’IMU? Rinviamo e poi si vedrà. L’IVA? Aspettiamo qualche mese e tiriamo a campare. Io non voglio un Governo che tiri a campare, voglio un Governo che attui provvedimenti di carattere sostanziale, volti a favorire la crescita e a non frustrare l’economia ma semmai ad incentivarla. Un regime di pressione fiscale come quello attuale non fa che deprimere l’italiano medio! Tagliamo la spesa pubblica, tocchiamo gli interessi privilegiati e SOPRATTUTTO rinnoviamo la classe dirigente. Non con persone anagraficamente più giovani, ma con uomini e donne capaci e competenti. Spero di non essermi dilungato troppo e soprattutto di non avervi annoiato. Allego un jpg esplicativo dell’Italia di oggi.

venerdì 28 giugno 2013

IL DNA DELLO SCONFITTO IN PARTENZA

Mentre guardavo la partita, ieri sera, mi sono reso conto del pesante atteggiamento rinunciatario da parte dei telecronisti. Uno scoramento immeritato, quasi fossimo destinati alla sconfitta per volere divino, la cosa mi ha dato molto fastidio. Ho rivisto la disillusione di un popolo che girovaga per le strade con la solita espressione da  << Sì, ma tanto >> e  << Poi, però, alla fine >>. Io dico che una partita, di calcio o di vita che sia, va giocata fino in fondo. Si può perdere, per carità, ci mancherebbe. Ma questo non giustifica l’abbattimento precostituito, le cose vanno conquistate con ardore e passione, non si può partire sconfitti in partenza. Ed è sempre meglio battere un rigore e magari spararlo in curva che restare tristi spettatori di quello che sarebbe potuto essere e che però non è stato per nostro volere. Concludo con una considerazione: tra rischiare di andare incontro ad una delusione e restare fermo  a contemplare la felicità svanire io scelgo il rischio.

mercoledì 19 giugno 2013

PERCHE’ IL NOSTRO E’ UN SISTEMA AL COLLASSO

Il nostro, si sa, è un Paese anagraficamente vecchio e con la vecchiaia arrivano i primi acciacchi, i primi problemi di salute che portano spesso e volentieri ad un’assistenza più o meno continuativa. Ed è proprio l’assistenza agli anziani il tema centrale di questo post. Ora, prestare cure a tempo parziale o a tempo pieno non è cosa da poco per una famiglia che deve, quasi sempre, ricorrere ad un aiuto esterno. Un aiuto costoso che grava in maniera sostanziale sul bilancio familiare e che è rappresentato dallo stipendio mensile di una collaboratrice domestica. La normativa, in materia, prevede per le c.d. badanti un salario minimo che viene annualmente ritoccato al rialzo e che supera di gran lunga la pensione del degente, quantomeno nella maggioranza dei casi. Allora mi chiedo: com’è possibile avere delle pensioni incapaci di coprire l’assistenza domestica? E’ giusto retribuire bene il lavoro della badante, lavoro complesso e difficoltoso, ma lo Stato e la politica dovrebbero pur capire che con la precarietà, la mobilità, la cassa integrazione, le forme contrattuali atipiche e le pensioni minime (una vera e propria miseria) questo sistema non può funzionare. In definitiva paghiamo tasse esorbitanti per ricevere servizi mediocri dato che l’aiuto che ci spetterebbe dalla Pubblica Amministrazione in realtà non arriva e grava in toto sulle spalle della famiglia. E qui nasce un interrogativo ulteriore: le famiglie italiane sono in grado di far fronte alle emergenze? La risposta è NO, così c’imbattiamo in casi umani, abbandonati a se stessi e vittime dello “strozzinaggio” economico.  Non parliamo poi delle indennità d’accompagnamento, delle pensioni d’invalidità e via discorrendo, per ottenere queste “agevolazioni” la trafila è lunga e dispendiosa e nelle occasioni più malaugurate  - che rappresentano la maggioranza dei casi – conduce ad un nulla di fatto. L’indignazione sale poi alle stelle quando giunge notizia di truffe aggravate ai danni dello Stato, in particolar mondo nei confronti degli enti pensionistici, defraudati da finti invalidi arrivati a percepire una somma indebita grazie alla compiacenza di professionisti truffaldini. Ecco perché dico che così non si può andare avanti. Con ogni probabilità la generazione futura non godrà di alcun trattamento previdenziale se non quello di natura privata determinato dall’accantonamento di somme su fondi e assicurazioni.

giovedì 6 giugno 2013

MY POINT OF VIEW ON THE ITALIAN ECONOMIC CRISIS

Here in Italy we don’t need the apologies of politicians, we need to change the country, we need to change our minds. Is all the system that doesn’t allow us to grow up. Small and medium sized enterprises are affected from the fiscal law and from the heavy bureaucracy that constitute one of the first cause of unemployment. Furthermore our school system is not so modern as it should be. It doesn’t provide us the knowledge to stay in an international trade market. We still have an old way to make business based on the social relationships. That’s the reason why, for example, an important instrument like Linkedin doesn’t work here in Italy. The few enterprises who are looking to hire someone, consider more the guarantee of a friend than the analysis of a C.V. in internet. So young people, mostly with no family in charge, decide to leave to build a better future abroad.

lunedì 3 giugno 2013

A TU PER TU CON UN POLIZIOTTO

Ieri  è stato il 2 giugno, la festa delle forze armate, scelgo quindi di parlare di queste e in particolar modo della polizia dello Stato. Ultimamente ho avuto modo di dialogare con un agente di polizia sulla quarantina, una brava persona, competente e preparata nel lavoro che svolge da quasi vent’anni. Eravamo entrambi al seggio elettorale così, tanto per passare il tempo, ci siamo impelagati in un profondo dibattito sulla vita del poliziotto. Non è una vita facile, credetemi, quella di chi girovaga per le strade tra tossici e mignotte. Non sei tutelato, rischi la pelle tutti i giorni e quando riesci ad arrestare qualcuno te lo ritrovi per la città una settimana dopo. Insomma, la frustrazione è tanta e le soddisfazioni poche, per non parlare di quelle economiche. In polizia gli scarponi te li devi comprare tu, lo stipendio è quello che è e non si vive certo nell’oro. La presenza di alcune mele marce - esistono in ogni categoria - distrugge l’immagine di tutto il corpo. E così vieni additato come servo del potere, oggetto del lancio di sanpietrini da parte del giovane studente che inneggia al Che e che tempo dopo si ritrova magari a fare un lavoro impiegatizio, schierato dalla parte di chi ha insultato in adolescenza. Questo post è per dare voce a chi non l’ha, per dire che le situazioni vanno capite nel loro complesso, non si può festeggiare un giorno e dare addosso il resto dell’anno. Chi sbaglia deve pagare ma chi ha sbagliato non può affondare tutti.  Di seguito la famosa poesia di  Pier Paolo Pasolini “Il PCI ai giovani!!”.

"II PCI ai giovani!!" - di Pier Paolo Pasolini

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

martedì 28 maggio 2013

THE DAY AFTER “AMMINISTRATIVE”

Al netto del risultato elettorale nascono spontanee alcune considerazioni.  Ad esempio un Movimento Cinque Stelle deludente, fuori da tutti i ballottaggi, che nell’arco di pochi mesi è riuscito a perdere per strada decine di migliaia di elettori.  A ragione,  sottolineo, perché non si può andare a sedere sullo scranno senza la capacità e la volontà di gestire la cosa pubblica. Inoltre appare lapalissiano che la politica non è una professione solo in teoria, perché in pratica lo è eccome e chi si sarebbe dovuto astenere dopo una triste esperienza amministrativa si è in realtà nuovamente ripresentato, seguendo la filosofia del partito della pagnotta.  Per quanto concerne voti e preferenze questi vengono accaparrati sulla base delle feste con la porchetta, la gente si ricorda più di un bicchiere di Sangiovese che del tuo curriculum vitae. Aggiungo poi che se possono arrivare liete sorprese è certamente grazie ai perfetti sconosciuti, le antinomie tra amicizie e parentado confermano la regola del voto attribuito di facciata e non nella cabina elettorale.  Questo mio breve ragionamento non è ovviamente circoscritto al singolo Comune ma è da intendersi in senso lato, applicabile all’intero territorio nazionale.  Torno infine a porre l’accento sulla necessità di garantire serietà alla politica, quantomeno sulla carta, professionalizzando il ruolo pubblico con un percorso formativo ad accesso meritocratico.

venerdì 10 maggio 2013

Due pesi e due misure

Con l’avvento di Twitter alcuni personaggi noti si sono resi conti di non essere poi sempre apprezzati dal volgo, hanno subito critiche feroci che talvolta sono sfociate in veri e propri insulti, da qui lo sdegno per non essere stati idolatrati come si aspettavano. Il tubo catodico protegge, il web no, non si scopre di certo oggi. Noi cittadini comuni, noi plebe, siamo da sempre abituati al contraddittorio informatico. C’è sempre qualcuno che la pensa diversamente da noi, non per questo scendiamo in piazza a manifestare per una legge sul web che imbavagli la democrazia. Non si possono eliminare i “nemici” a piacimento solo perché hanno una visione diversa delle cose, gli insulti vanno condannati ma non per questo si può pensare che il nostro account su twitter, facebook e via dicendo sia sempre contornato da rose e fiori. La campagna mediatica di questi giorni non mi piace affatto: ora che vi siete resi conto che ci sono persone che esprimono liberamente la propria opinione il social network non vi piace più? Oh poverini! Applichiamo subito due pesi e due misure: i personaggi pubblici li inseriamo tra le specie protette del WWF, gli altri li lasciamo scannarsi tra loro perché in fin dei conti di quelli che non stanno sotto ai riflettori non importa niente a nessuno. Ma vergognatevi, deboli che non siete altro, abbiate il coraggio di mettervi in discussione con il Paese invece di rintanarvi dietro lo sdegno immotivato. Fatevi un esame di coscienza e se proprio volete uscire dal web – cosa che dubito visto il ruolo che svolgete – abbiate il coraggio di dire le cose come stanno. SONO UNA PERSONA VANESIA E NON ACCETTO DI ESSERE CONTRADDETTO/A PERCHE’ A ME INTERESSA SOLO QUELLO CHE DICO IO E QUANDO LO DICO VOGLIO ESSERE OSANNATO/A.


domenica 28 aprile 2013

Perché sono rimasto deluso dal Movimento Cinque Stelle


Ammetto di essermi entusiasmato durante la campagna elettorale grillina, tanti concetti espressi da Grillo sui palchi di tutta Italia sono giusti, mettono il dito sulla piaga di un Paese alla frutta. Per questo mi aspettavo molto di più dal movimento del popolo, credevo in un cambio di rotta che portasse finalmente un po’ di meritocrazia nel deserto politico. Purtroppo ho dovuto costatare il fallimento delle mie aspettative, nel corso delle settimane ho assaporato il pesante ostracismo del Movimento Cinque Stelle verso tutto e tutti. Questo ha portato dapprima allo stallo politico e poi alla nascita del Governissimo guidato da Enrico Letta. Quello che voglio dire è che nelle stanze dei bottoni bisogna starci, si deve avere la capacità di amministrare portando avanti le proprie idee senza intasare la macchina amministrativa. Non è possibile dire solo dei “NO”.  La tattica politica è fondamentale, non ci si può basare unicamente sul qualunquismo e sulla retorica incendiaria, all’atto pratico si rischia di rimanere senza risposte e di bruciare quei milioni di voti raccolti nel corso di anni . Ora la domanda è questa:  è possibile proiettare il popolo in Parlamento senza essere passati da un percorso formativo che fornisca competenze serie?  Se quella del politico è una professione di fatto perché non introduciamo dei requisiti che la tutelino? Badate bene,  la mia non vuole essere una scelta di classe, tutt’altro, vuole essere una scelta finalizzata ad avere una  dirigenza capace “quantomeno” sulla carta. Non è possibile sedere in Parlamento senza aver mai svolto ruoli amministrativi, senza conoscere il funzionamento delle Camere, senza avere competenze specifiche su un dicastero o su una commissione parlamentare.  Non è possibile prendere lezioni di diritto costituzionale successive all’elezione a deputato o a senatore, lo si deve aver fatto prima, poi non ci sono i tempi materiali per l’apprendimento delle regole del gioco e si rischia di scadere in grida inconcludenti.  Da qui la mia delusione per un’occasione persa.

giovedì 25 aprile 2013

L’onere (non più l'onore) di essere Presidente della Repubblica


Mentre seguivo per televisione il discorso di Giorgio Napolitano mi sono sinceramente vergognato per tutti quei deputati e senatori che applaudivano  il Presidente quasi come se le atroci parole di monito non li riguardassero. Costringere un uomo a sedere su una poltrona che non vuole è il più grande fallimento delle istituzioni: mai la politica italiana ha toccato un punto così basso nel corso della sua storia! Neppure con lo scandalo Manipulite, neppure con le stragi di piombo degli anni 70’/80’. Tutti lì, serpi adoranti sepolte dagli insulti, mi fate ribrezzo. Avete prodotto stallo, corruzione e brama di potere; e come se ciò non bastasse siete stati addirittura ricompensati per la vostra debacle umana. Non c’è bandiera che si salvi. Né quella di Berlusconi, effige del degrado degli ultimi trent’anni; né quella di Bersani, perdente di lusso dalle scelte capestri; e neppure quella di Grillo che s’è rivelato un’autentica delusione per tutti quelli che l’hanno votato nella speranza di un cambiamento. Quanto poi all’atteggiamento tenuto dai parlamentari del Movimento Cinque Stelle durante le parole del Presidente della Repubblica è quanto di più indecente si sia mai visto nell’aula di Montecitorio. Troppo comodo fare opposizione sul qualunquismo, servono competenze che state dimostrando di non possedere, il risultato elettorale delle regionali friulane ne è la palese conferma. Che tristezza! Mi spiace profondamente per Giorgio Napolitano che si trova impantanato tra anime indegne, costretto a mantenere un ruolo diplomatico nel desiderio di mandare tutti al diavolo. Mi auguro di cuore che la scelta di Enrico Letta si riveli capace di costruire un Governo che elimini una volta per tutte il Porcellum e che produca quelle riforme necessarie a risollevare il Paese dalle macerie. 

martedì 26 febbraio 2013

Alcune considerazioni personali sulle elezioni politiche 2013


Tre i temi principali: la vittoria di Grillo, l’incapacità di vincere del centrosinistra e la resurrezione di Silvio Berlusconi.  Partiamo dal primo. Beppe Grillo è stato il magnifico interprete del malcontento sociale che regna da tempo in questo Paese. Ha saputo – cosa non semplice – attrarre l’elettorato “apolide” sotto l’egida di una sola bandiera: quella del Movimento Cinque Stelle. Ha indubbiamente compiuto una vera impresa, ha toccato interessi forti ed è arrivato lì dove nessuno è mai giunto. Quanto al centrosinistra ed in particolar modo al Partito Democratico di Pierluigi Bersani la mia opinione è che sia stato vittima del conservatorismo. La grande chance l’ha avuta con la candidatura di Matteo Renzi , chance che però è stata letteralmente bruciata dal  voto di ballottaggio alle primarie PD. Il messaggio lanciato, in sostanza, è stato il seguente: mantenimento dello status quo e veto di proposte alternative a chi ha e sta governando da decenni il partito. Questo messaggio si è rivelato controproducente e a nulla è servito rispolverare Renzi  negli ultimi scampoli di campagna elettorale. Da ultimo alcune parole desidero spenderle su Silvio Berlusconi. Se esiste un centrodestra è perché esiste Silvio Berlusconi. Possiamo criticarlo, possiamo odiarlo, possiamo accusarlo di tutto e di più ma non possiamo non riconoscergli indubbie capacità intellettuali e comunicative. Malgrado le ceneri della passata legislatura Berlusconi è risorto come un’araba fenice e con lui la nostra Italia dovrà continuare a fare i conti. Il problema ora è lo stallo legislativo che questo braccio di ferro tra forze antitetiche probabilmente comporterà. Faccio appello al senso civico di tutti nella speranza che le riforme, le buone riforme, possano trovare attuazione malgrado le notissime antinomie. L’ultima parola, come sempre, spetta al tempo.

lunedì 18 febbraio 2013

La rivoluzione di Yoani

Certo, vedere Yoani Sanchez volare in Brasile è un'emozione di quelle che si provano poche volte nella vita. Per chi non la conoscesse Yoani Sanchez è una dissidente cubana, molto critica nei confronti del suo Paese, racconta una Cuba diversa da quella che vediamo attraverso gli occhi dei turisti. Racconta una Cuba monocromatica, dittatoriale e repressiva. Ho colto con favore l'apertura dei Castro degli ultimi tempi, la concessione del passaporto è certamente una svolta epocale. Ed è anche grazie a Yoani se oggi possiamo vedere realizzato uno squarcio di democrazia in un Paese che ha conosciuto solo totalitarismo. La rivoluzione digitale del blog Generacion Y, di twitter e del web dimostra che la speranza a volte è capace di trovare sfogo nella realtà dei fatti.

giovedì 31 gennaio 2013

L'istruzione secondo me


E’ di oggi la notizia del decremento percentuale dei nuovi iscritti all’università. La cosa francamente non mi stupisce. E’ inutile trascorrere anni sui libri se poi non si trova sbocco nel mondo del lavoro. L’università deve capire che gli insegnamenti ad litteram non servono più, bisogna dare un taglio pratico alle lezioni, bisogna preparare i ragazzi ad affrontare il domani con maggiore serietà e fornendo le carte giuste. Stesso discorso vale per i licei. A cosa servono? Quali competenze garantiscono? Un recruiter può essere interessato a materie come il latino o la filosofia? Mio malgrado debbo riconoscere che lo studio va da una parte mentre l’imprenditoria da tutt’altra. In Italia si cercano operai specializzati, competenze informatiche e conoscenze linguistiche. Oggi ci ritroviamo con una generazione impreparata o meglio, preparata in altri campi, campi che però non vengono richiesti dai datori di lavoro. Senza contare che le policies aziendali impongono spesso di non assumere laureati, i profili ricercati sono quelli di persone più “malleabili”. A volte l’informazione e i titoli di studio sono sintomatici di un piantagrane e a nessuno interessa un piantagrane. Gli incontri formativi organizzati dagli enti territoriali e dalla pubblica amministrazione in generale hanno quasi sempre come scopo quello di ottenere i fondi messi a disposizione dell’Unione Europea. Sono meeting autoreferenziali che a nulla servono ai giovani, servono a coloro che li organizzano per dimostrare all’UE con documentazione audiovisiva che stanno facendo qualcosa per i soldi che hanno percepito. Occupazione, istruzione, formazione sono termini abusati dalla retorica politica; la realtà è che nulla stanno facendo in tal senso. E non saranno programmi come l’Erasmus, il Leonardo o il Comenius a cambiare le cose. Riformiamo l’istruzione garantendo uno spirito pragmatico, diamo agli studenti l’opportunità d’interfacciarsi con il mondo del lavoro fornendo contatti, organizzando incontri partecipativi e tirocini pratici. Creiamo un database con gli indirizzi e-mail e  i recapiti telefonici dei principali talent-scout europei. Utilizziamo le nuove tecnologie per abbattere i costi pubblici della formazione scolastica e professionale e inseriamoci nel contesto internazionale con il made in Italy. Aiutiamo l’impresa con sgravi fiscali  e tamponiamo la fuga di cervelli all’estero.  E’ possibile?


domenica 13 gennaio 2013

Il confine tra giusto processo e giustizia sommaria


M’interrogo sul confine tra giusto processo e giustizia sommaria. Se questo può risultare ben marcato nella mente di chi è estraneo alla vicenda,  così non è per chi è coinvolto nelle emozioni. Sono assolutamente d’accordo nel respingere ogni forma di violenza verso Caino ma il processo deve essere giusto non solo formalmente ma anche nella sostanza. Deve essere garantita la certezza della pena! Non possiamo caricare sulle spalle di chi soffre oltre al peso  del danno pure quello della beffa. Mi chiedo spesso come mi comporterei se fossi il padre di una ragazza vittima di violenza, mi chiedo se sarei così razionale nell'analisi del fatto e mi chiedo anche se non sarei preso da un attacco di collera tale da sfociare in gesti inconsulti.  Bergamo, New Delhi, l’Isola del Giglio mi portano ad avere forti dubbi sulla comunità italiana e su quella internazionale; soprattutto per l’incapacità di dare una risposta limpida a chi viene colpito da una tragedia.

mercoledì 2 gennaio 2013

“1984” di Eric Arthur Blair alias George Orwell


Sicuramente uno dei migliori libri mai scritti. Pensare che certe riflessioni sono state fatte nel 1948 rende questo capolavoro spettacolare ed al contempo inquietante. Più che narrativa si tratta di saggistica, un’analisi approfondita della società di ieri, di oggi e di domani. E’ la prova provata di come la storia sia ciclica: indipendentemente dall’evoluzione tecnologica la natura dell’uomo quella è e quella rimane. Orwell descrive un popolo ignorante, governato da una minoranza e tenuto a stecchetto in ciò che conta. L’informazione univoca è giostrata dal “Grande Fratello”, l’apice del Partito, colui che tutto vede e  tutto può. Può, ad esempio, ridisegnare il passato e far credere alla moltitudine che le sue contraddizioni non sono mai esistite. Può annichilire la mente dell’uomo, riscriverla come fosse tabula rasa. Il dubbio è intelletto, l’intelletto è critica e devono essere annientati prima che si diffondano come un’epidemia. A pensarci bene è quel che è sempre accaduto. Basti pensare al totalitarismo del regime fascista italiano, alla dittatura comunista russa e a quella che tuttora permane in Cina. Oppure pensiamo al regime integralista afgano, a quello siriano e a quello coreano. Anche oggi viviamo al tempo di Orwell, siamo nel 2013 ma potrebbe essere benissimo il 1984, il 1789 o il 3040. La lotta per i diritti umani è più viva che mai, la censura è all’ordine del giorno e il potere viene concentrato nelle mani di pochi. E’ chiaro però che una visione di questo tipo è accecata, almeno in questo Paese, dal benessere delle tavole imbandite e dal consumismo imperante.  Non è infatti un caso che la crisi prima ancora che economia sia soprattutto umana, partorita dalla carenza di valori e cresciuta all’ombra dell’individualismo. I Prolet siamo noi, persone innocue che credono di essere libere ma che in realtà non lo sono, tenerci sotto scacco è facile perché  siamo arroccati su posizioni precostituite che favoriscono l’immobilismo sociale. In conclusione annovero questo libro tra i pochi capaci di risvegliare le coscienze. Tanto di cappello