All'indomani del primo turno delle primarie del
centrosinistra l’entusiasmo per la partecipazione popolare è forte.
Indubbiamente il risultato va sottolineato in positivo perché con il clima di
delusione che ci circonda non era facile
portare al voto più di tre milioni di persone. Detto questo concordo con Grillo quando ci
ricorda che il nostro potere decisionale non viene richiesto per la scelta di
deputati e senatori, ce li ritroviamo in Parlamento calati dall'alto, subendone
le decisioni dimenticando che la sovranità appartiene al popolo e non ai
partiti. Queste purtroppo sono considerazioni che mi trovo a fare di anno in
anno, perché gli scandali mediatici non cambiano le cose ma aumentano solo
sdegno e indignazione. Se così non fosse non dovremmo più assistere al cumulo
previdenziale tra il ruolo di
consigliere regionale e quello di parlamentare. Se così non fosse non dovremmo seguitare a parlare degli stessi
individui per decenni, perché la politica non è una professione ma partecipazione democratica. Dobbiamo ricordare, informarci e mantenere vivo il fuoco
riformatore. Non possiamo più accettare parole vuote, dobbiamo cercare di compiere quei piccoli passi che possono fare
dell’Italia una vera Repubblica democratica. Verifichiamo chi ci rappresenta nel Parlamento italiano e in quello europeo, screditiamo chi ha messo un incapace a
ricoprire un incarico di primaria importanza nella Pubblica
Amministrazione, fermiamo il riciclo di indagati
e condannati che escono da Montecitorio per
finire in posizioni di potere. Abbiamo bisogno di merito nelle Authorities, nei
CDA, nei Ministeri e chi più ne ha più ne metta. Per fare questo bisogna
leggere, appassionarsi dell’attualità
cercando di mettere in difficoltà chi non è degno di rappresentarci. L’indifferenza
e l’ignoranza servono solo a mantenere lo status quo degli inetti.
I contenuti di questo blog concernono fatti di cronaca, politica italiana e politica estera.
lunedì 26 novembre 2012
domenica 18 novembre 2012
Cambiare tutto per non cambiare nulla
Col passare degli anni e con la maturità dell’esperienza si fa sempre più forte in me
la convinzione che il credo della nostra società sia quello di rimescolare le
carte per ripartire dal punto di partenza. L’intento di un simile gioco non è altro
che la tutela dello spirito conservatore di quelli a cui sta bene così. Di
coloro che lottano affinché il loro status quo rimanga inalterato nel corso del
tempo, a scapito della maggioranza e in barba alle regole civili. Il sistema
giustizia, a mio modesto parere, non funge da eccezione alla regola ma, semmai,
da sua palese conferma. Non è raro infatti che sentenze della Suprema Corte
ricalchino con fantomatici escamotage giuridici posizioni politiche od
economiche, in danno dei perdenti a cui spetterebbe un giusto risarcimento. A
distanza di oltre trent’anni, ad esempio, dobbiamo ancora capire chi o cosa sia
stato a causare la strage di Ustica e quali ragioni si celano dietro la morte
di tanti innocenti. Questo è solo un esempio di malagiustizia, altro che
misteri d’Italia, sono processi pilotati da interessi superiori che ricalcano
un passato del quale non è dato sapere
nulla. Purtroppo la legge della giungla,
dove il più forte mangia il più debole, è la consuetudine della nostra
democrazia. La disoccupazione non riguarda mai i figli dei potenti, la
malagiustizia corre in aiuto di chi se lo può permettere, il nostro sistema in
definitiva protegge chi non dovrebbe e lo fa, cosa ancor più triste, celandosi
dietro una patina di finto perbenismo e falso moralismo. E’ difficile lottare contro un muro di gomma,
è faticoso accettare che provvedimenti
giusti e necessari muoiano sul nascere per mano di assemblee carbonare, di
votazioni segrete e di silenzio mediatico. La probabilità che le pieghe del
tempo non siano in grado di scalfire un sistema siffatto è ahimè una certezza.
domenica 4 novembre 2012
La mia visione delle cose
Siamo
giunti a un punto di non ritorno: o ci incazziamo o restiamo passivi e ci
lasciamo trascinare dalla corrente. Se andiamo ad analizzare bene le cose è
facile comprendere che pressione fiscale, tagli alle agevolazioni e in generale
le riforme che sono state attuate gravano in gran parte sulla povera gente.
Questo non è più il tempo di essere diplomatici, perché gli interessi apicali
non vengono mai toccati e se se ne parla le discussioni muoiono comunque sul
nascere. E’ normale che chi cambia le regole del gioco lo fa sempre e dico
sempre a proprio vantaggio, siamo uomini e in quanto tali siamo soggetti a corruzione.
Dobbiamo essere noi della base a tenere
vivo il problema e ad esercitare quella pressione pacifica in grado di cambiare
il sistema. Purtroppo l’ignoranza e la sensibilità su certe problematiche è
poca, siamo stati assuefatti da una cultura sbagliata, vittima di programmi
televisivi e di giornali faziosi. Dobbiamo risvegliare le coscienze e fare
capire che il benessere sociale è il TUO benessere. Altro grave problema è poi
il distinguo tra mondo pubblico e privato. Non me ne vogliano gli statali ma
purtroppo un 50% dei dipendenti pubblici se ne sta quotidianamente in panciolle
o ancor peggio a fare la spesa durante l’orario di lavoro. Questo è perché certe
assunzioni non andavano fatte e perché la Pubblica Amministrazione deve essere
gestita secondo i criteri di una azienda privata. Mi rendo conto che la mia
potrebbe essere considerata utopia, ma purtroppo le casse dello Stato sono
vuote e se non si vive bene tutti
vedrete che si finirà con lo stare male tutti. Non è più possibile
procedere con il clientelismo, dobbiamo sperare nei meriti dei singoli, perché
se uno ricopre un incarico importante e non ha capacità e competenze per farlo
poi finisce col gravare su tutto il Paese. Moltiplichiamo il singolo per
migliaia di persone e il risultato è quello sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo smetterla di dire “è ma tanto è così”,
“è ma tanto le cose non cambiano”, proviamo noi
a cambiare la nostra filosofia di vita. Proviamo a cambiare le nostre
abitudini e giorno per giorno le cose miglioreranno. Dare il buon esempio è la
prima regola per contribuire a un mondo decente!
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