mercoledì 16 ottobre 2013

BREVE RIFLESSIONE SUL MONDO DEL LAVORO NEL 2013

Ognuno ha il proprio bagaglio d'esperienza, ognuno è influenzato dal proprio vissuto e dal proprio quotidiano ed è giusto che sia così. Io cerco di essere più terzo possibile e di capire le ragioni di entrambe le parti ovvero sia quelle del datore di lavoro sia quelle del dipendente. I problemi principali, per l'imprenditore, sono rappresentati dall'opprimente costo del lavoro (c.d. cuneo fiscale), dal recupero del credito e da una burocrazia spesso incomprensibile. Quindi è chiaro che una persona, prima di assumere qualcuno, ci pensa non una ma mille volte. Dall'altra parte ci sono migliaia di persone valide che aspettano solo un'occasione per dimostrare il proprio valore. Valore che per l'imprenditore è utile aziendale. Perché alla fine un dipendente - quantomeno nel privato - deve produrre più di quanto viene a costare altrimenti il gioco non vale la candela. Sembrerà un discorso cinico ma a mio giudizio è la realtà delle cose. Poi ci sono molte altre persone, tra datori di lavoro e lavoratori subordinati, meno valide (per non dire di peggio). Che arrecano danno alla collettività per i modi truffaldini e ingannevoli che adottano e per gli atteggiamenti di parassitismo che nascono nel breve e lungo periodo.

giovedì 10 ottobre 2013

QUANDO I MEDIA SCANDISCONO L’AGENDA DEL POTERE LEGISLATIVO

La tragedia di Lampedusa, l’ennesima per l’esattezza, ha portato all'attenzione nazionale la legge Bossi – Fini in materia di immigrazione ed in particolare il reato di clandestinità. Oggi la commissione giustizia del Senato ha approvato un emendamento che prevede appunto l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina e la sua derubricazione a mero illecito amministrativo ovvero la sua riconduzione allo status quo ante. Ora, al di là delle analisi di merito della normativa de qua, risulta lapalissiana l’interferenza mediatica nel dibattito parlamentare. Quando accadono fatti di cronaca rilevanti, i media aizzano a suon di servizi ed articoli l’opinione pubblica e di rimando il Parlamento si vede costretto a legiferare a seconda di come spira il vento. L’immigrato commette un delitto, introduciamo il reato di clandestinità; l’immigrato muore tragicamente per carenza di soccorsi, derubrichiamo il reato di clandestinità ad illecito amministrativo. Quello che sto cercando di dire è che le leggi non dovrebbero essere fatte sulla base dell’andamento emozionale del momento. Dovrebbero essere frutto di attenta e ponderata riflessione politica. A riprova di ciò ricordo ai nostri deputati e senatori che lo statista non è colui che segui il gregge pedissequamente, ma quello capace di prendere decisioni – talvolta impopolari – per il bene del Paese. 

venerdì 4 ottobre 2013

UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA PER LA MORTE

Quest’oggi rifletto sul fatto che parlare di migranti, italiani, cittadini comunitari, extracomunitari, profughi, apolidi, bianchi, neri, gialli e via dicendo non ha alcun senso sostanziale. Può avere un senso formale, giuridico, ma la materia prima è sempre quella:  uomini e donne. Siamo tutti esseri umani, uniti e divisi dall’appartenenza ad una determinata comunità, ad un determinato territorio, ad un determinato Stato o continente. Non si abbandona la propria casa per divertimento, chi lo fa lo fa quasi sempre per disperazione. Per fuggire dalla fame, dalla miseria, dalla guerra e dal dolore. Con un bagaglio di speranze e nulla più. Certo, non si aspetta di trovare la morte, o forse se lo aspetta e pensa che il gioco valga la candela. Come deve essere terribile la realtà per decidere di rinnegarla andando incontro ad una fine quasi certa. Tragedie che si ripetono, che anticipano parole di cordoglio di potenti  menefreghisti, perché se davvero il mondo volesse aiutare gli ultimi dovrebbe intervenire nei paesi privi di petrolio o di altre ricchezze da saccheggiare. Dovrebbe lottare contro le dittature, contro i soprusi, contro le mutilazioni, gli stupri, le stragi e i genocidi. Dovrebbe instaurare la democrazia, deporre monarchi ed efferati assassini. Il mondo, però, preferisce tacere. Preferisce farsi i fatti suoi. Perché in fin dei conti, fingere di piangere una volta ogni tanto i morti degli altri, può bastare. L’importante è fare bella figura, l’importante è far credere che ci interessi davvero qualcosa di chi cerca di sopravvivere in un luogo dimenticato da Dio. Non aiutiamo i nostri vicini, come speriamo di poter aiutare quelli lontani? Non lo speriamo, lo esibiamo, col capo chino per non vedere la sentenza inappellabile di egoismo che pende come una spada di Damocle sopra le nostre teste. Ecco l’amara constatazione.