domenica 21 febbraio 2010

Il diario del viaggiatore mondiale: "Paracas"





























Concludo il mio viaggio in Perù a Paracas: una riserva posta nelle province di Pisco ed Ica. Al mio arrivo con un pullman della compagnia Cruz del Sur trovo l'oceano a poche decine di metri da me. Il sole è accecante e non posso fare a meno di pensare ai repentini cambiamenti climatici (vedi Cuzco con pioggia e freddo) che mi hanno accompagnato durante tutto il mio viaggio. Prendo un taxi per raggiungere lo splendido hotel in cui ho deciso di trascorrere il mio ultimo week-end peruviano. "La Hacienda" è un quattro stelle dotato di ogni confort, collocato in una posizione magnifica, con camere con vista su spiaggia ed oceano e accesso diretto alla gigantesca piscina incastonata tra la parte retrostante dell'hotel, la zona relax ed il ristorante.

Mi rilasso in questo paradiso per un paio d'ore fino all'arrivo di una jeep che mi preleva per condurmi nel deserto costiero della Riserva Naturale di Paracas. Ciò che mi aspetta è un tour a bordo di una macchina munita di quattro ruote motrici e gabbia di protezione. Mi danno un paio di occhialoni anti-sabbia e si parte ad alta velocità per cavalcare le dune del deserto. Che divertimento! Il paesaggio è surreale. Pensare di trovare una zona desertica di 70 km nei pressi dell'oceano è sorprendente. Ancora una volta il Perù mi conferma di essere un Paese meraviglioso dove è possibile mutare scenario paesaggistico con la rapidità di un batter di ciglia.

Trascorsa una ventina di minuti la mia guida - una sorta di campione di rally del deserto - si ferma di botto. E' giunto il tempo di surfare tra le dune. Dopo averla incerata, mi passa una tavola da "skate" priva di ruote, la appoggio sulla sabbia e ci salgo sopra. La pendenza della duna mi porta ad aquistare velocità e, con orgoglio e sollievo, riesco a mantenermi in piedi per tutta la discesa. Rido e sono felice. Ancora un'altra cavalcata per il deserto e faccio rientro al paradisiaco hotel "La Hacienda". Una doccia, un "jugo de granadilla" e mi stendo su di uno dei lettini che circondano la piscina.

L'indomani mattina mi sveglio di buonora, preparo la valigia e lascio l'hotel. Tra poche ore dovrò recarmi all'aeroporto Jorge Chavez per fare rientro in Italia. Ma prima voglio vedere ancora qualcosina. Questo qualcosina sono le "Isole Ballestas". Questa volta il mezzo di trasporto è una barca a motore. La prima cosa che vedo è l'impressionante figura del "Candelabro": una enorme immagine tracciata sulle pendici di un monte nella baia di Paracas. Nessuno fino ad ora ha scoperto chi disegnò questa immensa figura nè il perchè. Esistono numerose ipotesi a riguardo che mirano a dimostrare una relazione tra il candelabro e le Linee di Nacza, situate a 120 km a sud di Paracas; altre invece vedono nell’enorme figura una sorta di punto di riferimento utile alla navigazione utilizzato per guidarsi tra le impenetrabili nebbie della zona.

La navigazione prosegue in direzione delle isole Ballestas. Le isole mi regalano un incredibile scenario marino abitato da volatili e leoni marini. A bordo dell'imbarcazione mi addentro in grotte e formazioni rocciose nelle quali vivono numerose specie marine. Riesco a scorgere con facilità ogni sorta di animali: delfini, pinguini di Humboldt, leoni marini, foche e svariate specie di uccelli acquatici. La straordinaria biodiversità delle isole è dovuta alla corrente fredda di Humboldt (una corrente oceanica che circola nell'Oceano Pacifico a largo del Cile e del Perù da sud verso nord). La quantità di guano incontrata è indescrivibile! Si scorgono grandi depositi (ovvero delle enormi macchie biancastre e maleodoranti) costituiti da questo fertilizzante naturale, che nei decenni passati veniva raccolto ed esportato. La mia visita alle isole Ballestas termina con ancora negli occhi le immagini ed i suoni prodotti dai leoni marini.

Putroppo sono giunto al termine della mia esperieza peruviana. E' tempo di fare rientro in Italia. Dopo 4 ore di pullman raggiungo Lima, prendo un taxi e vado all'aeroporto. Attenderò altre quattro ore prima di imbarcarmi su di un volo Iberia diretto a Madrid. Da lì un altro volo della stessa compagnia mi porterà fino a Bologna: aereoporto Guglielmo Marconi. Salgo sul BLQ (autobus), raggiungo la stazione dei treni e prendo un regionale per Ancona. La mia avventura è davvero finita!















sabato 20 febbraio 2010

Il diario del viaggiatore mondiale: Lima - seconda parte











Rientrato a Lima mi reco nel quartiere di San Isidro. Ho trovato alloggio in un appartamento a pochi metri da Av.Aramburu. Nel quartiere sono presenti "vigilantes" e inferriate alle finestre delle case. A dispetto dell'apparente tranquillità della zona i furti non sono poi così rari ergo ecco spiegata la presenza dei vigilantes e delle inferriate. Il mio alloggio è carino. Divido il trilocale con un ingegnere colombiano simpatico e facciamo presto amicizia. A volte sento un "fischio" provenire dalla strada: sono gli "heladeros". Gelatai muniti di carrettino che fanno notare la loro presenza con uno strano fischietto dal rumore insolito.

Per le strade vedo passare Cluster e Combi (pulmini) e sia il traffico che lo stile di guida sono molto differenti da quelli a cui io ero abituato. Sono stupito dai colori pastello delle abitazioni che rendono ogni "barrio" allegro e brioso. Passeggio per San Isidro cercando di captare ogni sensazione e di imparare lo stile di vita autoctono. Ci sono supermercati e centri commerciali come "Vivanda" e "Metro". Vi sono pure catene di negozi conosciute in tutto il mondo come "Mc Donald" e "Star Bucks". Vicino ai semafori non è raro vedere improvvisati artisti di strada eseguire più o meno bene i loro numeri sperando, poi, nella generosità monetaria degli automobilisti.

Con il trascorrere dei giorni ho la fortuna di visitare il "Circuito magìco del agua". Un parco stupendo dove le fontane ballano a ritmo di musica classica e leggera mentre immagini suggestive illuminano i getti d'acqua danzanti. Provo il "pollo a la braza" con papas fritas y anticuchos (pollo alla brace, patate fritte e spiedini di cuore di vacca) in un posto caratteristico denominato "La granja Azul" situato nella periferia di Lima e mi reco a "Las brisas de Titicaca" per ammirare ballerini e ballerine peruviani esibirsi in danze tipiche della zona di Puno. Che spettacolo!

Concludo la mia permanenza a Lima gustando dell'ottimo pisco nel quartiere di Barranco. Scruto l'oceano e mi lascio cullare dal rumore delle onde. E' tempo di pensare a come trascorrere il mio ultimo fine settimana peruviano. Lo so già: Paracas è la mia ultima destinazione!





Il diario del viaggiatore mondiale: "La valle sacra degli Incas"














I miei tour a Cuzco non sono terminati. Il mio prossimo obiettivo è: " El Valle Sagrado de los Incas"! La Valle Sacra degli Incas comprende - tra le altre cose - le città di Urubamba, Pisac e Ollantaytambo. La mia prima tappa è Pisac. Al mio arrivo mi sorprendono sia la serie di terrazzamenti agricoli sia alcune rovine Inca situate in cima ad una collina. Da lì poi, sempre con l'immancabile pullman colmo di turisti, mi reco ad Urubamba: la città più grande della Valle Sacra degli Incas. Anche ad Urubamba ho la possibilità di ammirare numerose rovine Inca e, per mia fortuna, ho anche la gioia di sostare in un caratteristico ristorantino dove trovo ristoro culinario e riparo dalla pioggerellina che dall''alba sino all'ora di pranzo non mi ha mai abbandonato.



L'ultima avventura nel "Valle Sagrado" è dedicata alla visita di Ollantaytambo. Il primo impatto con il sito archeologico è impressionante. Una serie infinita di gradoni mi si parano di fronte con la classica costruzione a terrazzamenti. So già che arrivando in cima potrò godere di una vista eccezionale e so anche che sarà dura: a 2800 metri sul livello del mare l'ossigeno viene meno e la fatica si fa sentire.....! Ad ogni modo ce la faccio e la prima cosa che noto sono i "qollqa": magazzini di fieldstones siti sulle colline circostanti Ollantaytambo. Purtroppo il soroche si ripresenta con la puntualità di un orologio svizzero e sono costretto a fare rientro al pullman per cercare un po' di sollievo.



Al mio rientro a Cuzco ho la febbre a 39 e mi costringo a letto per una giornata intera. Malauguratamente avevo già in tasca il ticket per recarmi a visitare una delle sette meraviglie del mondo" Machu picchu" e, a causa della mia débacle fisica, debbo rinunziare tra lo sconforto e la tristezza. Appena mi sarò ripreso scoprirò che migliaia di turisti sono rimasti bloccati ad Aguas Calientes per una forte alluvione che ha devastato la zona. Aguas Calientes è il più vicino punto di accesso alla città sacra degli Incas di Machu Picchu (in quechua vecchia montagna). Sarei dovuto passare di lì per arrivare a destinazione e sarei rimasto bloccato in mezzo al fango ed alla pioggia per alcuni giorni se non fosse stato per la febbre. A volte ciò che ci sembra essere una sfortuna si rivela, in realtà, la migliore delle sorti.......










domenica 14 febbraio 2010

Il diario del viaggiatore mondiale: "Cuzco"











Da Arequipa mi informo su un biglietto aereo per Cuzco: troppo caro! A questo punto opto per il pullman. Risparmio garantito e, a dispetto di ciò che credevo, comodità di viaggio. Difatti, la compagnia Cruz del Sur, dispone di pullman di lusso a prezzi contenuti a vantaggio del comfort e dell'intrattenimento. Le dieci ore di viaggio necessarie a raggiungere l'antica capitale del Perù trascorrono in tranquillità e mi ritrovo a destinazione senza intoppi.

Sfortunatamente mi attendono pioggia e freddo. Di questi tempi Cuzco è attraversata da numerosi rilievi piovaschi che, eccezionalemente, sfociano in grandinate. Prendo un taxi e raggiungo un ostello limitrofo alla centrale Plaza de Armas. L' "hostal Suecia" è piccolino, economico e decente. Quello che cercavo. Mi riposo e di nuovo pronto per l'ennesimo tour. La prima meta è il santuario di Coricancha dedicato al dio del Sole (Inti in quechua). La particolarità è rappresentata dalla base incaica del santuario sulla quale è stato eretto il convento di San Domenico, in stile rinascimentale. La seconda meta è la cattedrale di Cuzco costruita nel 1539 con una facciata rinascimentale e con interni barocchi. Uno splendore!

Terza ed ultima meta del tour giornaliero è la fortezza di Sacsayhuamàn costruita tra il 1438 e il 1500 circa, sotto il dominio di Pachacutec (considerato il fondatore dell'impero Inca) ed eretta su una posizione dominante della collina di Carmenca. Ad ogni solstizio d’estate vi si festeggia l’Inti Raimi, la festa di Inti, il dio del Sole. In tale circostanza vengono ancora effettuati rituali risalenti all'epoca incaica. Sacsayhumàn è una costruzione così peculiare per via della grandezza di alcune pietre. Le pietre furono incastrate con una precisione quasi inimmaginabile. Risulta quasi inesplicabile per noi capire come gli inca poterono tagliare con tale maestria le pietre, per cui tra una e l'altra non passa la lamina di un coltello. E' importante sapere che la denominazione "La Fortezza" fu attribuita dagli spagnoli mentre Sacsayhuamàn pare invece la "Casa del Sole",dedicata appunto al culto del dio Sole.

Anche questo tour si conclude ed al calar del vespero faccio rientro all'ostello "Suecia". Prendo un mate de coca per prevenire eventuali postumi da soroche e vado dritto a letto per chiudere gli occhi e sognare ciò che vedrò l'indomani: la Valle Sacra degli Incas!

sabato 13 febbraio 2010

Il diario del viaggiatore mondiale: "El Canon del Colca"




Dopo una tranquilla notte all'ostello mi sveglio - con non poche difficoltà - alle 6. Alle 7 mi aspetta un pullman che mi porterà al Canon del Colca. Faccio colazione, preparo la mia valigia da "28 Kg" e, ancora mezzo addormentato, corro verso il pullman che, come da ticket comprato il pomeriggio precedente nel centro di Arequipa, m'attende fuori da El Gobernador. I miei compagni di viaggio provengono dalle più disparate località: Olanda, USA, Germania, Finlandia, Paraguay, Argentina etc. etc. etc.............................!!

Dopo 15 min. di viaggio la prima sosta: dobbiamo premunirci per combattere il "SOROCHE". Il soroche è il cosiddetto mal d'altura che, tenuto conto che ci stiamo recando a più di 4.000 metri sul livello del mare, si farà sentire e non poco. In un piccolo negozietto sito nella periferia arequipena compriamo le famose foglie di coca e delle caramelle al limone e alla coca. Più tardi scoprirò che mi piacciono le caramelle alla coca ma non le foglie: troppooooo amare! La sosta successiva è dopo un paio d'ore. Siamo attorniati da montagne e distese roccio-sabbiose impressionanti dove vicunas e llamas vivono in totale libertà. Scatto foto e sono contento di essere lì. La natura è meravigliosa. Successivamente ci rechiamo, grazie ad altre due ore di viaggio, a Chivai. Chivai è una piccola cittadina immersa nella natura preludio all'arrivo, l'indomani mattina presto, al Canon del Colca.

L'hotel dove ho la fortuna di alloggiare è carinissimo. Il paesaggio che lo circonda è mozzafiato. Continuo scattando foto e godo di ciò che mi circonda. Poi, preso dalla stanchezza, mi butto sul letto alle 18 del pomeriggio per risvegliarmi alle 5 di mattina del giorno seguente e risalire sul pullman diretto al Canon del Colca con la speranza di vedere quanto preannunciato dalla nostra simpatica guida peruviana: il volo del condor! Giunti a destinazione lo scenario rispetta le aspettative. Il cielo è limpido e le speranze mie e dei miei compagni di tour di vedere volare il condor s'impennano improvvisamente fino a trovare riscontro nella realtà. Questo uccello maestoso con un'apertura alare di 300-315 centimetri seconda solo a quella dell'albatros sta planando sopra di me. L'emozione è alle stelle! Felice e soddisfatto della mia visita al Canon del Colca faccio rientro ad Arequipa con ancora impresse nella mente le immagini dei paesaggi incantevoli che ho avuto la fortuna di ammirare.


Il diario del viaggiatore mondiale: Arequipa!











Dall'aeroporto Jorge Chavez di Lima prendo un aereo della compagnia Lan diretto ad Arequipa. Arrivo in un'oretta circa e mi ritrovo nella splendida "Ciudad Blanca". Arequipa ha una popolazione di circa 800mila abitanti e gode di un clima soleggiato e mite. Arrivato nel cuore della città trovo alloggio nell'ostello "El Gobernador", un posto tranquillo e a buon mercato. Dopo essermi riposato acquisto un ticket per un tour nei dintorni di Arequipa ed ho modo di vedere la bellezza di questa cittadina, come il "mirador de Yanahuara" da dove si vede nitidamente il "Misti". Un vulcano dalle notevoli dimensioni che sovrasta Arequipa.

Ho anche modo di vedere da vicino vicunas, llamas e guanacos. In particolare, uno dei guanacos, ha cercato di manifestare il suo affetto nei miei confronti sputandomi addosso ma, fortunatamente, ho avuto i riflessi pronti. Dopo il tour, ho fatto ritorno al Gobernador e, approfittando della vicinanza del "Monastero di Santa Catalina" mi sono recato a visitarlo. Sono rimasto impressionato dalla gradezza del monastero paragonabile a quella di un paesino attraversato da una ventina di viuzze! Da lì, poi, ho fatto rientro all'ostello. Per l'indomani avevo già una meta da raggiungere: "El canon del Colca"!