L’epoca
critica che stiamo attraversando spinge le persone a fare le
considerazioni più disparate, a trovare
soluzioni fantasiose a problemi concreti, prima tra queste è certamente la fuga
all’estero. Ora, al di là dei sogni di gloria, io credo che se la volontà è
quella di costruire un futuro migliore chissà dove, la cosa vada pianificata
seriamente. Altrimenti, certi pensieri, è meglio lasciarli morire
nell’anticamera del cervello onde evitare di aggravare lo status psicologico
già precario di chi li concepisce. Per cambiare vita, servono i presupposti
necessari, perché come dice un vecchio proverbio << Chi lascia la strada
vecchia per la nuova non sa mai quel che trova >>. Paese nuovo, problemi diversi, ma pur sempre
problemi. Partire allo sbaraglio è un errore,
bisogna puntare in primis sull’ottima conoscenza della lingua straniera,
in secundis su qualche aggancio sul posto (parenti, amici o conoscenti) e per
finire su risorse economiche sufficienti a garantire il saldo dell’inevitabile spesa iniziale. Se
quanto appena elencato vi risulta impossibile beh, allora è meglio che lasciate
perdere, datevi da fare a casa vostra e non abbattetevi mai. Risparmierete
tempo e preziose energie e magari vi renderete conto che il vostro giardino è
uguale a quello degli altri e in certi casi addirittura migliore.
I contenuti di questo blog concernono fatti di cronaca, politica italiana e politica estera.
sabato 16 agosto 2014
venerdì 8 agosto 2014
Quel che è VS Quel che dovrebbe essere
In Italia vige un codice non scritto, moralmente deprecabile
quando non legalmente discutibile, che viene avallato per consuetudine
popolare. Mi riferisco al vivi e lascia vivere, perché anche se non sta bene lo
fanno tutti, quindi va bene così. Quante volte andiamo al bar e non ci viene
fatto lo scontrino, quante volte parcheggiamo sotto il ricatto di un qualche
parcheggiatore abusivo, non per questo ci mettiamo a litigare col barista o
col parcheggiatore abusivo. Lo accettiamo
come parte del nostro quotidiano. E ci
spingiamo oltre. Come nel caso dei falsi invalidi, che truffano lo stato col
placet di qualche medico connivente. Delle finte partite IVA:
formalmente imprenditori, de facto lavoratori subordinati. Segue il
lavoro sommerso, su cui poggiano le fondamenta di questo bistrattato Paese. Il
gridare allo scandalo m’infastidisce per mancanza di coerenza, ci stupiamo di
certi comportamenti ma siamo i primi a perpetrarli, vendendo la coscienza per
puro interesse di parte. Se non siamo pronti a dar battaglia è ridicolo
sventolare a mezz’asta la bandiera della morale. Chi è nel giusto corre il rischio dell’emarginazione.
Ecco perché scendiamo a compromessi. Ma nessuno lo dice perché guardare il
torto in faccia mette a nudo un’anima vile.
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