martedì 11 settembre 2012

Emigrare a parole


Attraverso il confronto con la mia generazione è emerso un quadro a dir poco desolante. La soluzione, nella maggioranza dei casi, è quella di armarsi della classica valigia di cartone per cercar fortuna in un luogo non meglio precisato del pianeta. Soluzione teorica, si badi bene, perché alla luce dei fatti sono pochi quelli che hanno la temerarietà di partire con nulla in mano. Quelli che se ne vanno lasciano l’Italia con le debite garanzie ovvero con un contratto dell’azienda di turno. Il problema che attanaglia  la Penisola e che non è più questione meramente meridionale è quello di buttarsi nel vuoto senza paracadute. Ecco perché si emigra a parole, perché lasciare quel poco di certo che si ha per un futuro di forse non è affatto facile, soprattutto per l’assenza  di quei familiari ed amici che in Italia attutiscono le nostre delusioni. Siamo quindi sicuri che la soluzione sia emigrare all’estero? Sì, ma solo se si sa dove andare a parare. Esiste un’alternativa? Sì, quella di lottare per le proprie idee e diventare imprenditori di se stessi. Aspettare che il momento passi non serve a nulla se non a perdere tempo. Dobbiamo essere noi i padroni del nostro destino indipendentemente dai provvedimenti  che verranno adottati in sede di Governo.

Nessun commento: