Attraverso il confronto con la mia generazione è emerso un
quadro a dir poco desolante. La soluzione, nella maggioranza dei casi, è quella
di armarsi della classica valigia di cartone per cercar fortuna in un luogo non
meglio precisato del pianeta. Soluzione teorica, si badi bene, perché alla luce
dei fatti sono pochi quelli che hanno la temerarietà di partire con nulla in
mano. Quelli che se ne vanno lasciano l’Italia con le debite garanzie ovvero
con un contratto dell’azienda di turno. Il problema che attanaglia la
Penisola e che non è più questione meramente meridionale è quello di buttarsi
nel vuoto senza paracadute. Ecco perché si emigra a parole, perché lasciare
quel poco di certo che si ha per un futuro di forse non è affatto facile,
soprattutto per l’assenza di quei familiari
ed amici che in Italia attutiscono le nostre delusioni. Siamo quindi sicuri che
la soluzione sia emigrare all’estero? Sì, ma solo se si sa dove andare a
parare. Esiste un’alternativa? Sì, quella di lottare per le proprie idee e
diventare imprenditori di se stessi. Aspettare che il momento passi non serve a
nulla se non a perdere tempo. Dobbiamo essere noi i padroni del nostro destino
indipendentemente dai provvedimenti che
verranno adottati in sede di Governo.
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