Io
credo che al punto in cui il Paese è ridotto, la rivolta dei forconi sia
proprio il minimo sindacale, lo affermo con timore ed amarezza.
Infatti, nel dramma economico e sociale,
il disagio umano viene fuori come le lumache quando fuori piove. E’ un
disagio che da sfumato è diventato
tangibile, per le strade delle città, durante le riunioni di lavoro (per chi ha
lavoro) et financo nelle occasioni di libero svago dove l’allegria cede il
passo alle preoccupazioni quotidiane. La
normalità è diventata eccezione e l’eccezione è diventata normalità, con sempre
più persone costrette a campare in bilico sul filo della soglia della
sopravvivenza; che alcuni, troppi, hanno purtroppo superato. La mia opinione,
che considero più che altro una certezza, è che esistano due Italie. La prima è
fatta di rispetto delle regole, di contributi versati, di giustizia preventiva,
rieducativa e repressiva, di solidarietà verso il prossimo, di morale e senso del dovere. La seconda è
fatta invece di escamotage, di lavoro sommerso, di giustizia denegata, di egoismo, immoralità e inciviltà. Se la prima
Italia è in vigore solo formalmente, come ritiene il sottoscritto; va da sé che
la seconda Italia, quella becera e meschina, trova ahimè fondamento nella
sostanza dei fatti. Fatti che però vengono taciuti per mero quieto vivere, fino
ad ora almeno, perché le avvisaglie degli ultimi tempi sono inequivocabili. L’imperativo
è agire, agire in fretta, le conseguenze potrebbero essere drammatiche.
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