Parliamoci chiaro: gli Usa si sono ritrovati a dover scegliere tra due mali. La ricerca del male minore avviene spesso in politica. E' avvenuto in Italia, è avvenuto in altri Paesi e avverrà ancora. Sfido ad avere certezze negli ultimi anni ed a dire voto per Tizio, voto per Caia, perché credo fermamente in lui/lei e sono sicuro che farà bene. Di certezze a mio giudizio ce ne sono poche, esistono più che altri flebili speranze per un futuro migliore, coltivate talvolta sui rancori e sulle frustrazioni della vita di tutti i giorni. I sondaggi davano per certa la vittoria di Hillary Clinton. E allora cos'è successo? E' successo che buona parte della popolazione degli Stati Uniti, una parte silente, arrabbiata e frustrata; ha idealizzato Donald Trump elevandolo a valvola di sfogo del malcontento generale. "Gli extracomunitari ci rubano il lavoro", "I musulmani sono tutti terroristi"; frasi che leggo spesso sui social network. Queste esternazioni xenofobe e fasulle fanno breccia nelle menti deboli e nei cuori avvelenati, provocando un sentimento di rivalsa ingiustificato, che alcuni decidono di manifestare esplicitamente mentre altri, in maniera più subdola, esprimono in silenzio, con il voto elettorale, per poi magari vergognarsene. Ecco, io è di questi ultimi che ho paura. Temo il silenzio. Perché i sondaggi non riescono a comprendere il silenzio. Lo stesso silenzio che ha portato Londra ad uscire dall'Europa quando nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Penso che la stessa cosa sia successa negli Stati Uniti. Trump ha avuto atteggiamenti volgari nei confronti delle donne, delle comunità ispaniche e di quelle di religione musulmana; e malgrado sia stato aspramente criticato dai media, ha vinto. Con ogni evidenza sono in tanti a pensarla come lui. Quando la condizione economica e sociale peggiora - mi riferisco in special modo alla c.d. classe media - è facile cedere all'odio. Un odio manifesto oppure silente. Ed è sul secondo che il 45esimo Presidente degli Stati Uniti ha posto le basi della propria vittoria.
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