domenica 26 febbraio 2012

Avvocato 2012


Continua la partita sul decreto liberalizzazioni e continua la rivoluzione di una professione – la nostra – che ha ben poco a che fare con la figura del legale di  vent’anni orsono. L’opinione di chi scrive è che la saturazione di un sistema come quello italiano ed il continuo mercanteggiare sul valore di una prestazione abbiano condotto ad uno svilimento del ruolo dell’avvocato, passato da custode della legalità a mero bottegaio. Indubbiamente tutto ciò è attribuibile non solo al sovrannumero di professionisti presenti sul territorio, ma anche alla strenua difesa di uno status quo che non ha più ragion d’essere.  Se è pur vero che il venir meno del valore giuridico delle tariffe professionali potrebbe portare prima facie ad una situazione d’incertezza, è altresì plausibile pensare che in un’economia di libero mercato come quella attuale non sia possibile precludere ad altri la possibilità di farsi largo attraverso  “la competitività”.  Salvaguardando però il diritto del cliente a ricevere una prestazione adeguata  ergo evitando di svendere l’attività a prezzi indecorosi. Ben venga poi l’abbattimento di un semestre di pratica legale, a patto che questo venga recuperato all’interno del ciclo di studi accademico dove, ad oggi, la preparazione di un laureando si rivela enormemente manchevole sul piano pratico. Quanto poi all’attribuzione di un rimborso spese forfettario al tirocinante, nulla da dire, è una buona cosa. Mi chiedo però se i vari “dominus” saranno poi  disposti ad accogliere migliaia di neolaureati con la consapevolezza di doverli retribuire – poco – trascorsi sei mesi. Obiettivamente ho seri dubbi sulla filantropia della società odierna e la mia speranza è che novità positive non si traducano in un secondo momento in armi a doppio taglio per chi cerca di intraprendere i primi passi in questo campo. 

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