Ammetto di essermi entusiasmato durante la campagna
elettorale grillina, tanti concetti espressi da Grillo sui palchi di tutta
Italia sono giusti, mettono il dito sulla piaga di un Paese alla frutta. Per
questo mi aspettavo molto di più dal movimento del popolo, credevo in un cambio
di rotta che portasse finalmente un po’ di meritocrazia nel deserto politico.
Purtroppo ho dovuto costatare il fallimento delle mie aspettative, nel corso
delle settimane ho assaporato il pesante ostracismo del Movimento Cinque Stelle
verso tutto e tutti. Questo ha portato dapprima allo stallo politico e poi alla
nascita del Governissimo guidato da Enrico Letta. Quello che voglio dire è che
nelle stanze dei bottoni bisogna starci, si deve avere la capacità di
amministrare portando avanti le proprie idee senza intasare la macchina
amministrativa. Non è possibile dire solo dei “NO”. La tattica politica è fondamentale, non ci si
può basare unicamente sul qualunquismo e sulla retorica incendiaria, all’atto
pratico si rischia di rimanere senza risposte e di bruciare quei milioni di
voti raccolti nel corso di anni . Ora la domanda è questa: è possibile proiettare il popolo in
Parlamento senza essere passati da un percorso formativo che fornisca
competenze serie? Se quella del politico
è una professione di fatto perché non introduciamo dei requisiti che la
tutelino? Badate bene, la mia non vuole
essere una scelta di classe, tutt’altro, vuole essere una scelta finalizzata ad
avere una dirigenza capace “quantomeno”
sulla carta. Non è possibile sedere in Parlamento senza aver mai svolto ruoli
amministrativi, senza conoscere il funzionamento delle Camere, senza avere
competenze specifiche su un dicastero o su una commissione parlamentare. Non è possibile prendere lezioni di diritto
costituzionale successive all’elezione a deputato o a senatore, lo si deve aver
fatto prima, poi non ci sono i tempi materiali per l’apprendimento delle regole
del gioco e si rischia di scadere in grida inconcludenti. Da qui la mia delusione per un’occasione
persa.
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