Al netto del risultato elettorale nascono spontanee alcune
considerazioni. Ad esempio un Movimento
Cinque Stelle deludente, fuori da tutti i ballottaggi, che nell’arco di pochi
mesi è riuscito a perdere per strada decine di migliaia di elettori. A ragione, sottolineo, perché non si può andare a sedere
sullo scranno senza la capacità e la volontà di gestire la cosa pubblica.
Inoltre appare lapalissiano che la politica non è una professione solo in
teoria, perché in pratica lo è eccome e chi si sarebbe dovuto astenere dopo una
triste esperienza amministrativa si è in realtà nuovamente ripresentato,
seguendo la filosofia del partito della pagnotta. Per quanto concerne voti e preferenze questi
vengono accaparrati sulla base delle feste con la porchetta, la gente si ricorda
più di un bicchiere di Sangiovese che del tuo curriculum vitae. Aggiungo poi
che se possono arrivare liete sorprese è certamente grazie ai perfetti sconosciuti,
le antinomie tra amicizie e parentado confermano la regola del
voto attribuito di facciata e non nella cabina elettorale. Questo mio breve ragionamento non è ovviamente
circoscritto al singolo Comune ma è da intendersi in senso lato, applicabile all’intero
territorio nazionale. Torno infine a
porre l’accento sulla necessità di garantire serietà alla politica, quantomeno sulla carta, professionalizzando
il ruolo pubblico con un percorso formativo ad accesso meritocratico.
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