lunedì 3 giugno 2013

A TU PER TU CON UN POLIZIOTTO

Ieri  è stato il 2 giugno, la festa delle forze armate, scelgo quindi di parlare di queste e in particolar modo della polizia dello Stato. Ultimamente ho avuto modo di dialogare con un agente di polizia sulla quarantina, una brava persona, competente e preparata nel lavoro che svolge da quasi vent’anni. Eravamo entrambi al seggio elettorale così, tanto per passare il tempo, ci siamo impelagati in un profondo dibattito sulla vita del poliziotto. Non è una vita facile, credetemi, quella di chi girovaga per le strade tra tossici e mignotte. Non sei tutelato, rischi la pelle tutti i giorni e quando riesci ad arrestare qualcuno te lo ritrovi per la città una settimana dopo. Insomma, la frustrazione è tanta e le soddisfazioni poche, per non parlare di quelle economiche. In polizia gli scarponi te li devi comprare tu, lo stipendio è quello che è e non si vive certo nell’oro. La presenza di alcune mele marce - esistono in ogni categoria - distrugge l’immagine di tutto il corpo. E così vieni additato come servo del potere, oggetto del lancio di sanpietrini da parte del giovane studente che inneggia al Che e che tempo dopo si ritrova magari a fare un lavoro impiegatizio, schierato dalla parte di chi ha insultato in adolescenza. Questo post è per dare voce a chi non l’ha, per dire che le situazioni vanno capite nel loro complesso, non si può festeggiare un giorno e dare addosso il resto dell’anno. Chi sbaglia deve pagare ma chi ha sbagliato non può affondare tutti.  Di seguito la famosa poesia di  Pier Paolo Pasolini “Il PCI ai giovani!!”.

"II PCI ai giovani!!" - di Pier Paolo Pasolini

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

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