In Italia vige un codice non scritto, moralmente deprecabile
quando non legalmente discutibile, che viene avallato per consuetudine
popolare. Mi riferisco al vivi e lascia vivere, perché anche se non sta bene lo
fanno tutti, quindi va bene così. Quante volte andiamo al bar e non ci viene
fatto lo scontrino, quante volte parcheggiamo sotto il ricatto di un qualche
parcheggiatore abusivo, non per questo ci mettiamo a litigare col barista o
col parcheggiatore abusivo. Lo accettiamo
come parte del nostro quotidiano. E ci
spingiamo oltre. Come nel caso dei falsi invalidi, che truffano lo stato col
placet di qualche medico connivente. Delle finte partite IVA:
formalmente imprenditori, de facto lavoratori subordinati. Segue il
lavoro sommerso, su cui poggiano le fondamenta di questo bistrattato Paese. Il
gridare allo scandalo m’infastidisce per mancanza di coerenza, ci stupiamo di
certi comportamenti ma siamo i primi a perpetrarli, vendendo la coscienza per
puro interesse di parte. Se non siamo pronti a dar battaglia è ridicolo
sventolare a mezz’asta la bandiera della morale. Chi è nel giusto corre il rischio dell’emarginazione.
Ecco perché scendiamo a compromessi. Ma nessuno lo dice perché guardare il
torto in faccia mette a nudo un’anima vile.
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