domenica 18 novembre 2012

Cambiare tutto per non cambiare nulla


Col passare degli anni e con la maturità  dell’esperienza si fa sempre più forte in me la convinzione che il credo della nostra società sia quello di rimescolare le carte per ripartire dal punto di partenza. L’intento di un simile gioco non è altro che la tutela dello spirito conservatore di quelli a cui sta bene così. Di coloro che lottano affinché il loro status quo rimanga inalterato nel corso del tempo, a scapito della maggioranza e in barba alle regole civili. Il sistema giustizia, a mio modesto parere, non funge da eccezione alla regola ma, semmai, da sua palese conferma. Non è raro infatti che sentenze della Suprema Corte ricalchino con fantomatici escamotage giuridici posizioni politiche od economiche, in danno dei perdenti a cui spetterebbe un giusto risarcimento. A distanza di oltre trent’anni, ad esempio, dobbiamo ancora capire chi o cosa sia stato a causare la strage di Ustica e quali ragioni si celano dietro la morte di tanti innocenti. Questo è solo un esempio di malagiustizia, altro che misteri d’Italia, sono processi pilotati da interessi superiori che ricalcano un passato  del quale non è dato sapere nulla. Purtroppo  la legge della giungla, dove il più forte mangia il più debole, è la consuetudine della nostra democrazia. La disoccupazione non riguarda mai i figli dei potenti, la malagiustizia corre in aiuto di chi se lo può permettere, il nostro sistema in definitiva protegge chi non dovrebbe e lo fa, cosa ancor più triste, celandosi dietro una patina di finto perbenismo e falso moralismo.  E’ difficile lottare contro un muro di gomma, è  faticoso accettare che provvedimenti giusti e necessari muoiano sul nascere per mano di assemblee carbonare, di votazioni segrete e di silenzio mediatico. La probabilità che le pieghe del tempo non siano in grado di scalfire un sistema siffatto è ahimè una certezza.

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