Col passare degli anni e con la maturità dell’esperienza si fa sempre più forte in me
la convinzione che il credo della nostra società sia quello di rimescolare le
carte per ripartire dal punto di partenza. L’intento di un simile gioco non è altro
che la tutela dello spirito conservatore di quelli a cui sta bene così. Di
coloro che lottano affinché il loro status quo rimanga inalterato nel corso del
tempo, a scapito della maggioranza e in barba alle regole civili. Il sistema
giustizia, a mio modesto parere, non funge da eccezione alla regola ma, semmai,
da sua palese conferma. Non è raro infatti che sentenze della Suprema Corte
ricalchino con fantomatici escamotage giuridici posizioni politiche od
economiche, in danno dei perdenti a cui spetterebbe un giusto risarcimento. A
distanza di oltre trent’anni, ad esempio, dobbiamo ancora capire chi o cosa sia
stato a causare la strage di Ustica e quali ragioni si celano dietro la morte
di tanti innocenti. Questo è solo un esempio di malagiustizia, altro che
misteri d’Italia, sono processi pilotati da interessi superiori che ricalcano
un passato del quale non è dato sapere
nulla. Purtroppo la legge della giungla,
dove il più forte mangia il più debole, è la consuetudine della nostra
democrazia. La disoccupazione non riguarda mai i figli dei potenti, la
malagiustizia corre in aiuto di chi se lo può permettere, il nostro sistema in
definitiva protegge chi non dovrebbe e lo fa, cosa ancor più triste, celandosi
dietro una patina di finto perbenismo e falso moralismo. E’ difficile lottare contro un muro di gomma,
è faticoso accettare che provvedimenti
giusti e necessari muoiano sul nascere per mano di assemblee carbonare, di
votazioni segrete e di silenzio mediatico. La probabilità che le pieghe del
tempo non siano in grado di scalfire un sistema siffatto è ahimè una certezza.
Nessun commento:
Posta un commento