Sicuramente uno dei migliori libri mai scritti. Pensare che
certe riflessioni sono state fatte nel 1948 rende questo capolavoro spettacolare
ed al contempo inquietante. Più che narrativa si tratta di saggistica, un’analisi
approfondita della società di ieri, di oggi e di domani. E’ la prova provata di
come la storia sia ciclica: indipendentemente dall’evoluzione tecnologica la
natura dell’uomo quella è e quella rimane. Orwell descrive un popolo ignorante,
governato da una minoranza e tenuto a stecchetto in ciò che conta. L’informazione
univoca è giostrata dal “Grande Fratello”, l’apice del Partito, colui che tutto
vede e tutto può. Può, ad esempio,
ridisegnare il passato e far credere alla moltitudine che le sue contraddizioni
non sono mai esistite. Può annichilire la mente dell’uomo, riscriverla come
fosse tabula rasa. Il dubbio è intelletto, l’intelletto è critica e devono
essere annientati prima che si diffondano come un’epidemia. A pensarci bene è quel
che è sempre accaduto. Basti pensare al totalitarismo del regime fascista
italiano, alla dittatura comunista russa e a quella che tuttora permane in
Cina. Oppure pensiamo al regime integralista afgano, a quello siriano e a
quello coreano. Anche oggi viviamo al tempo di Orwell, siamo nel 2013 ma
potrebbe essere benissimo il 1984, il 1789 o il 3040. La lotta per i diritti
umani è più viva che mai, la censura è all’ordine del giorno e il potere viene
concentrato nelle mani di pochi. E’ chiaro però che una visione di questo tipo
è accecata, almeno in questo Paese, dal benessere delle tavole imbandite e dal
consumismo imperante. Non è infatti un
caso che la crisi prima ancora che economia sia soprattutto umana, partorita
dalla carenza di valori e cresciuta all’ombra dell’individualismo. I Prolet
siamo noi, persone innocue che credono di essere libere ma che in realtà non lo
sono, tenerci sotto scacco è facile perché siamo arroccati su posizioni precostituite che
favoriscono l’immobilismo sociale. In conclusione annovero questo libro tra i
pochi capaci di risvegliare le coscienze. Tanto di cappello

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