mercoledì 2 gennaio 2013

“1984” di Eric Arthur Blair alias George Orwell


Sicuramente uno dei migliori libri mai scritti. Pensare che certe riflessioni sono state fatte nel 1948 rende questo capolavoro spettacolare ed al contempo inquietante. Più che narrativa si tratta di saggistica, un’analisi approfondita della società di ieri, di oggi e di domani. E’ la prova provata di come la storia sia ciclica: indipendentemente dall’evoluzione tecnologica la natura dell’uomo quella è e quella rimane. Orwell descrive un popolo ignorante, governato da una minoranza e tenuto a stecchetto in ciò che conta. L’informazione univoca è giostrata dal “Grande Fratello”, l’apice del Partito, colui che tutto vede e  tutto può. Può, ad esempio, ridisegnare il passato e far credere alla moltitudine che le sue contraddizioni non sono mai esistite. Può annichilire la mente dell’uomo, riscriverla come fosse tabula rasa. Il dubbio è intelletto, l’intelletto è critica e devono essere annientati prima che si diffondano come un’epidemia. A pensarci bene è quel che è sempre accaduto. Basti pensare al totalitarismo del regime fascista italiano, alla dittatura comunista russa e a quella che tuttora permane in Cina. Oppure pensiamo al regime integralista afgano, a quello siriano e a quello coreano. Anche oggi viviamo al tempo di Orwell, siamo nel 2013 ma potrebbe essere benissimo il 1984, il 1789 o il 3040. La lotta per i diritti umani è più viva che mai, la censura è all’ordine del giorno e il potere viene concentrato nelle mani di pochi. E’ chiaro però che una visione di questo tipo è accecata, almeno in questo Paese, dal benessere delle tavole imbandite e dal consumismo imperante.  Non è infatti un caso che la crisi prima ancora che economia sia soprattutto umana, partorita dalla carenza di valori e cresciuta all’ombra dell’individualismo. I Prolet siamo noi, persone innocue che credono di essere libere ma che in realtà non lo sono, tenerci sotto scacco è facile perché  siamo arroccati su posizioni precostituite che favoriscono l’immobilismo sociale. In conclusione annovero questo libro tra i pochi capaci di risvegliare le coscienze. Tanto di cappello 

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