E’ di oggi la notizia del decremento percentuale dei nuovi
iscritti all’università. La cosa francamente non mi stupisce. E’ inutile trascorrere
anni sui libri se poi non si trova sbocco nel mondo del lavoro. L’università
deve capire che gli insegnamenti ad litteram non servono più, bisogna dare un
taglio pratico alle lezioni, bisogna preparare i ragazzi ad affrontare il
domani con maggiore serietà e fornendo le carte giuste. Stesso discorso vale
per i licei. A cosa servono? Quali competenze garantiscono? Un recruiter può
essere interessato a materie come il latino o la filosofia? Mio malgrado debbo
riconoscere che lo studio va da una parte mentre l’imprenditoria da tutt’altra.
In Italia si cercano operai specializzati, competenze informatiche e conoscenze
linguistiche. Oggi ci ritroviamo con una generazione impreparata o meglio,
preparata in altri campi, campi che però non vengono richiesti dai datori di
lavoro. Senza contare che le policies aziendali impongono spesso di non
assumere laureati, i profili ricercati sono quelli di persone più “malleabili”.
A volte l’informazione e i titoli di studio sono sintomatici di un piantagrane
e a nessuno interessa un piantagrane. Gli incontri formativi organizzati dagli
enti territoriali e dalla pubblica amministrazione in generale hanno quasi
sempre come scopo quello di ottenere i fondi messi a disposizione dell’Unione
Europea. Sono meeting autoreferenziali che a nulla servono ai giovani, servono
a coloro che li organizzano per dimostrare all’UE con documentazione audiovisiva
che stanno facendo qualcosa per i soldi che hanno percepito. Occupazione,
istruzione, formazione sono termini abusati dalla retorica politica; la realtà
è che nulla stanno facendo in tal senso. E non saranno programmi come l’Erasmus,
il Leonardo o il Comenius a cambiare le cose. Riformiamo l’istruzione
garantendo uno spirito pragmatico, diamo agli studenti l’opportunità d’interfacciarsi
con il mondo del lavoro fornendo contatti, organizzando incontri partecipativi
e tirocini pratici. Creiamo un database con gli indirizzi e-mail e i recapiti telefonici dei principali
talent-scout europei. Utilizziamo le nuove tecnologie per abbattere i costi
pubblici della formazione scolastica e professionale e inseriamoci nel contesto
internazionale con il made in Italy. Aiutiamo l’impresa con sgravi fiscali e tamponiamo la fuga di cervelli all’estero. E’ possibile?
Nessun commento:
Posta un commento