Se domanda ed offerta non s'incontrano è anche perché il modo di porsi tra candidato ed azienda è sbagliato. Il primo si domanda come l'azienda potrà risolvere i suoi problemi, la seconda si chiede se ha davanti la persona giusta per il ruolo che dovrà ricoprire in futuro. Capite bene che queste due prospettive non coincidono e tenderanno a non incrociarsi quasi mai, come rette parallele che viaggiano su binari distinti. Il candidato deve capire che prima di chiedere deve dimostrare di poter dare, solo sul medio periodo potrà avanzare delle pretese, portando risultati e rendendosi importante per il datore di lavoro. Perché in fase di selezione non si è sullo stesso piano. E' l'azienda ad avere il coltello dalla parte del manico. Quindi non si possono fare domande del tipo: "Quanto mi date?", "Ma devo lavorare pure il week-end?", "E la benzina?", "Mi fate il contratto a tempo indeterminato?". Se le fate verrete scartati, inquadrati subito come possibili piantagrane e per di più sfaticati. Davanti a voi avete qualcuno che deve valutare costi e benefici della vostra assunzione, deve capire se potrete dargli qualcosa in più rispetto a quello che vi dovrà dare lui. I lavoratori costano, tanto, così come le normative che bloccano il mercato con tutele che spaventano gli imprenditori spingendoli a limitare il personale al minimo indispensabile e forse oltre il minimo indispensabile. Oggi si chiede flessibilità, disponibilità, lavoro duro e rispetto delle direttive. Il contraddittorio viene visto come fonte di problemi, i se e i ma indispettiscono, potrà sembrare un regime crudele, militare, è però la realtà delle cose.
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